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Agricoltura - Così Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio sulle Agromafie - UeCoop traccia un nuovo modello per la cooperazione

“Ripartire da etica e legalità”

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Caselli e Giampaolino

Caselli e Giampaolino

Caselli e Mattia

Caselli e Mattia

Giampaolino, Caselli e Mattia

Giampaolino, Caselli e Mattia

Roma – Riceviamo e pubblichiamo – “Il modello 231 è lo strumento più efficace per superare in fretta lo stato di crisi della cooperazione schiacciata, a Roma e nel Lazio, dal peso dei recenti scandali di Mafia Capitale”.

Così Aldo Mattia, presidente regionale di Ue.Coop, ha introdotto i lavori del seminario promosso per diffondere la conoscenza del D. Lgs. 231/2001 che ha introdotto nel nostro ordinamento la responsabilità penale delle società e degli enti per reati commessi nel loro interesse oppure a loro vantaggio.

Responsabilità che viene però esclusa qualora la cooperativa oggetto di accertamento risulti in regola con l’adozione del modello di controllo e gestione anticrimine.

Un messaggio condiviso dal segretario generale della Camera di Commercio di Roma, Pietro Abate, che ha rilevato come “corruzione e illegalità distruggono l’economia e la coesione sociale”.

A imprimere autorevolezza e forza al messaggio di rinnovamento etico della nuova cooperazione sono state le presenze di Luigi Giampaolino, presidente emerito della Corte dei Conti e da pochi mesi presidente nazionale di UE.Coop e di Gian Carlo Caselli, oggi presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio sulle Agromafie fondato da Coldiretti.

“Oggi la legalità è vissuta quasi come un fastidio, ma in verità è un vantaggio, perché migliora la qualità del nostro vivere. Pensiamo a quante cose potremmo fare nel welfare – ha detto Caselli – se recuperassimo i 120 miliardi di euro di evasione, i 60 di corruzione e i 150 miliardi della criminalità mafiosa che ogni anno vengono sottratti all’economia legale del Paese”.

Il modello 231, per quanto richieda aggiornamenti costanti per limitare al massimo il rischio di reati e di condotte criminose da parte di amministratori e dirigenti delle società, è un adempimento irrinunciabile per le cooperative, in particolare quelle del segmento agroalimentare, che puntano alla distintività etica e che fanno della trasparenza un punto di forza del loro operato amministrativo.

UE.Coop, che ha promosso il seminario formativo, è la centrale operativa che assiste le realtà cooperativistiche affiliate Coldiretti. Le società aderenti sono 4.000 in Italia, 500 delle quali nel Lazio.

Coldiretti


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7 maggio, 2016

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