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Viterbo - Un ricordo di don Bruno Marini che, insieme al fratello Armando, edificò la chiesa di Villanova e riportò in auge il culto dei patroni Ilario e Valentino

Un prete diverso…

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Don Bruno Marini

Don Bruno Marini

Don Bruno Marini

Don Bruno Marini

Viterbo – Don Bruno Marini, un prete diverso dagli altri, nonviolento e sindacalista, che ha lasciato un segno indelebile tra tutti i suoi concittadini. Anche tra quelli che ne hanno soltanto sentito parlare e che non l’hanno mai conosciuto direttamente.

E’ stato prete per circa cinquant’anni e di lui sono rimaste memorabili, inusuali e profonde, le sue prediche. Qualche anno fa, durante una sua omelia, ebbe a disquisire sulla contraddizione tra Dio e la ricchezza.  “Il contrario di ricchezza non è povertà, perché la povertà è una scelta – affermò don Bruno – il contrario di ricchezza è miseria. C’è differenza tra essere posseduti dalla ricchezza e invece avere la ricchezza senza esserne posseduti”.

E anche nei ritiri spirituali spesso si lasciava andare a degli insegnamenti e a delle affermazioni molto profonde: “Il cristiano non sa più dove andare in politica, dove fare politica e con quali gruppi fare politica. Il cristiano deve seguire il Vangelo, la ricerca della verità del Cristo in ogni animo, in ogni posto, con tutti, il cristiano non si divide se non per il male…”. E ancora: “Il Cristo era un laico perché non apparteneva a nessun gruppo religioso di quel tempo”.

Una vocazione “gemellare”, la sua, che in famiglia ha visto protagonista anche suo fratello don Armando. Entrambi sono stati gli artefici della ripresa della devozione in città per i santi martiri Valentino e Ilario compatroni di Viterbo.

Era il 1971, infatti, quando don Armando Marini, parroco, e suo fratello don Bruno coadiutore, furono chiamati ad esercitare il loro ministero in una zona della città in forte espansione verso la campagna di Villanova.

Un’avventura iniziata per volere del vescovo Boccadoro, benedetta tra gli altri anche da don Alceste Grandori che incoraggiò i due ad andare laggiù, in quel lembo di terra che la città stava strappando alla campagna, senza una casa e senza una chiesa.

Don Bruno Marini, dunque, era coadiutore del parroco di una parrocchia che non esisteva. C’era soltanto un terreno di circa 16mila metri quadrati con il progetto di una chiesa e di altre opere parrocchiali da costruire di sana pianta. Un compitino non facile.

Prima le messe furono celebrate nella Cappellina della villa della famiglia Cecchetti e poi in affitto in un garage. Tutta la famiglia Marini era mobilitata per la realizzazione della chiesa: don Armando faceva il fabbro e il muratore, don Bruno spaccava i mattoni col “malimpeggio”, uno a uno, per la posa in opera e la “sora Peppa”, mamma dei due sacerdoti, riempiva la “callarella” di calce. Il padre Lorenzo, contadino, aveva il compito di mettere a dimora le piante in quello che poi diventerà il giardino della chiesa.

Il luogo di culto fu pronto nel 1980, i primi banchi, i candelieri, i paramenti e un’altalena gli furono regalati da don Alceste. La dove c’era l’erba, oggi, c’è un complesso di opere veramente imponenti punto di riferimento per tutti gli abitanti del popoloso quartiere di Villanova.

Don Bruno Marini ne è stato l’artefice insieme a suo fratello. Gran parte dei beni di famiglia furono venduti per realizzare la chiesa.

Oggi sono tante le iniziative ricreative, culturali e religiose, per grandi e piccini, che fanno capo alla parrocchia. Ogni anno, poi, tradizione e culto si fondono e uniscono, processionalmente, la nuova chiesa di Villanova, in un itinerario di fede, con l’edicola costruita nei pressi del Ponte Camillario, alla periferia sud di Viterbo, dove furono decapitati i santi Valentino e Ilario.

Don Bruno, dopo la morte del fratello, avvenuta il 21 febbraio del 1996, si mise a capo dell’Associazione Don Armando Marini. Numerosi e molto coinvolgenti i suoi ritiri spirituali: “Sono stato sempre contro la violenza nel modo più assoluto – affermò don Bruno in uno di questi incontri – e ho sposato sempre la nonviolenza e infatti la mia strada è stata quella del sindacalismo. Il Vangelo non ti permette di essere in un movimento violento”.

Oggi don Bruno ha lasciato la sua vita terrena, è transitato per sempre nel mondo in cui ha sempre creduto, e a noi sono rimasti i suoi preziosi insegnamenti: “Leggerezza fratelli, si cammina più spediti!”.

S. C.

 


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25 maggio, 2016

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