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L'irriverente - Le conseguenze che potrebbe portare l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue

Brexit, sindrome da contagio?

di Renzo Trappolini
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E' Brexit. La Gran Bretagna lascia l'Europa

E’ Brexit. La Gran Bretagna lascia l’Europa

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – E così il Regno Unito, la “perfida Albione” dei fascisti di un tempo, ci lascia.

O meglio vuole rivedere le ragioni e ricontrattare i modi con i quali commerciare – loro popolo di navigatori e mercanti – col resto dell’Europa, quella al di là del canale della Manica.

Ci sarà tempo. Per ora, comunque, due effetti immediati.

Il primo riguarda il giro dei soldi. Le Borse, i grandi guru della finanza ci sono cascati o hanno fatto cascare i colleghi sulle previsioni affrettate dei sondaggisti.

Si è fatto male chi il giovedì sera ha comprato sterline a prezzi repentinamente alti perché gli exit poll davano l’Inghilterra nell’Ue. Ha festeggiato chi nella notte ha venduto e al mattino ha ricomprato a prezzi precipitosamente scesi quando le urne hanno dato il responso esattamente contrario a quello dei sondaggisti e degli allibratori. Loro, gli inglesi, popolo di scommettitori.

Il secondo effetto è la sindrome da contagio che potrebbe colpire altre nazioni, da quelle benestanti del nord a quelle a sud più vicine a Tripoli che a Helsinki.

Insomma, anche l’Italia.

E’ pur vero che l’art. 75 della Costituzione, quella del 27 dicembre 1947, vieta i referendum in materia di “trattati internazionali”, ma la maggioranza che nel parlamento attuale ha riformato anche l’ art. 55 della Carta, ha aperto le porte alla “verifica dell’impatto delle politiche dell’Unione Europea sui territori” e quindi alle conseguenze a cui uno Stato sovrano, se insoddisfatto, ha comunque il diritto di far fronte, ricorrendo pure alla espressione diretta della volontà popolare.

Quel che meraviglia, però, è che questa verifica è affidata dagli attuali costituenti non alla Camera in cui i deputati “rappresentano la Nazione”, ma al Senato i membri del quale rappresentano invece solo “le istituzioni territoriali”.

In pratica, la Camera dei deputati, sede della massima ed unica rappresentanza di tutta intera la sovranità nazionale dalle Alpi alle Isole, potrebbe esser messa all’angolo da meno di cento tra sindaci e consiglieri regionali chiamati a fare anche i senatori. Eletti però non per rappresentare gli interessi nazionali ma in base e nella prospettiva di politiche locali, perfino, come accade, di campanile. Non di nazione dunque e, figuriamoci, di continente.
Un bel busillis.

Renzo Trappolini


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25 giugno, 2016

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