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JazzUp - Viterbo - La cantante Simona Bencini si racconta in vista della sua performance del 3 luglio a piazza del Gesù

“La musica è una questione di Dna”

di Daniele Camerlengo
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Simona Bencini

Simona Bencini

Simona Bencini

Simona Bencini

Viterbo – Simona Bencini, racconta la sua carriera artistica recuperando la ricchezza emozionale degli aneddoti che l’hanno caratterizzata, una vita musicale piena di soul, funk e Dirotta su Cuba, la storica band italiana che l’ha portata al successo e alla ribalta sanremese. In questa undicesima edizione del JazzUp presenterà per la prima volta dal vivo il progetto “Jazzin’On The Dance Floor”, domenica 3 luglio alle 22 a piazza del Gesù.

Sei nata e cresciuta in una casa piena di musica. Quali sono i ricordi musicali della tua infanzia?
“Più che casa piena di musica, credo sia più una questione di Dna. I miei genitori non hanno fatto niente di specifico per avvicinarmi alla musica. Non possedevamo strumenti in casa, né mi hanno mai fatto frequentare corsi di canto o di pianoforte. Eppure nella mia famiglia c’è una predisposizione naturale alla musica: mio fratello suona la batteria e insegna danza hip hop, mio nipote di 12 anni è un talento alla chitarra ecc.

A casa la voce della mia mamma Franca non poteva passare inosservata. Mia madre ha cantato nelle orchestre da ballo fiorentine fin dall’età di 6 anni e mio nonno Sergio l’accompagnava alla chitarra e cantava stornelli. La voce di mio nonno, che io non ho mai conosciuto, si può sentire come sottofondo di una scena del film “Cronache di poveri amanti” di Lizzani. Perciò i ricordi musicali della mia infanzia sono principalmente legati a mia madre che ogni tanto accennava qualche nota di canzoni di Caterina Valente o di Mina.

Poi sono arrivatii 45 giri che mettevo ripetutamente nel mio mangiadischi giallo, il famoso Pepito, vinili che mi portava mio padre dal suo negozio di elettrodomestici e successivamente sono passata allo stereo di casa, che si trovava nel salotto buono, con i vinili di mio fratello più grande, che ascoltava i Pink Floyd, i Toto, i Supertramp ecc”.

Poco più che ventenne hai incontrato Rossano Gentili e Stefano De Donato con i quali hai fondato i “Dirotta su Cuba”. Raccontaci come è andata.
“A 19 anni ho cominciato ad cantare un po’ ovunque a Firenze, registravo musica dance, facevo jingle pubblicitari e facevo la corista in varie formazioni e “jammavo” spesso con altre mie amiche, fra cui Irene Grandi, nei locali dove si faceva musica dal vivo. Il mio nome perciò cominciò a girare fra i gruppi indie fiorentini. Mi telefonò Stefano, il bassista, gli avevano dato il mio numero, cercavano una corista. Ricordo che il nome Dirotta su Cuba mi colpì particolarmente. Quando li ho sentiti per la prima volta in sala prova, pensai che non avevo sentito mai niente del genere in italiano, e che avrei fatto di tutto per restare in quella formazione. In quel periodo ascoltavo tantissimo tutto quel soul proveniente dalla scena inglese (Sade, Simply Red, Curiosity Killed the Cat, Swing out Sister, Scritti Politti, Style Council ecc.), amavo Michael Jackson e gli HWF. E nelle prime canzoni dei Dirotta, nei loro arrangiamenti sentii un forte riferimento alla musica che più mi piaceva. Ebbi la netta percezione che questo gruppo sarebbe andato lontano e non sarebbe rimasto chiuso in una cantina.

Il destino ha voluto che diventassi io la front della band nel 1992 – sostituii il vecchio cantante che decise di mollare per mettere su famiglia – e che nel 1994 ottenessimo il primo contratto discografico con la CGD. La canzone Gelosia spopolò, contrariamente ad ogni aspettativa, nelle radio e il nostro primo album “Dirotta su Cuba” raggiunse il successo con la vendita di oltre 100 mila copie. Fu la realizzazione di un sogno, una favola che si avvera”.

Qual è il funky che ha in testa la Bencini?
“Tanto groove, con armonie che strizzano l’occhio al jazz. Mi piace il nu-soul di Jill Scott, il soul jazz di Gregory Porter,l’R&B di Alicia Keys, il collettivo degli Snarky Puppy”.

Nella tua carriera c’è il palcoscenico di San Remo, un’esperienza importante per una cantante. Come l’hai vissuta?
“A Sanremo sono stata due volte, nel 1997 con i Dirotta e nel 2006 da solista. Non è il palco a me più congeniale, troppo stress, troppe aspettative, ed io, che sono emotiva, non riesco a sopportarne il peso, anche dopo così tanta esperienza. Non riesco a dare il meglio di me in una sola canzone da 3 minuti e mezzo. Ho altre caratteristiche che si apprezzano di più nel corso di un concerto. C’è il contatto che riesco a stabilire col pubblico, la presenza scenica. Ho bisogno di un po’ più di tempo e spazio”.

Nel mezzo del tuo percorso artistico c’è stato un periodo da solista dove oltre la musica c’è stata anche tanta televisione.
“Il periodo da solista è stato per me un momento molto faticoso, lontano dai Dirotta, per la prima volta da sola, con le mie scelte, i miei sbagli, le mie paure. Sono stata “costretta” a far capo a tutte le mie risorse, ad aprire quei cassetti che non avevo mai aperto. E’ stato un viaggio alla scoperta di me stessa, cosa che, travolta dal successo a 25 anni probabilmente non avevo ancora fatto. Ho preso delle lezioni di pianoforte, ho scritto canzoni autobiografiche, ho prodotto artisticamente il mio disco “Sorgente” (Warner, 2005-2006). Ho fatto è veroanche molta tv, ero un po’ entrata nel giro delle produzioni di Ballandi. Ma devo dire che neanche la dimensione televisiva mi appartiene. Non è tanto il fatto di stare in video ma tutto quello che ci sta dietro: meccanismi stritolanti, ipocrisie e piaggerie… non fa per me”.

Nel 2009 insieme a Mario Rosini hai formato il quintetto jazz “Simona Bencini & Last Minute Gig Quartet” (Mario Rosini al piano, Mimmo Campanale alla batteria, Giuseppe Bassi al contrabbasso, Gaetano Partipilo al sax) con il quale hai inciso “Spreading love” per la GrooveMaster di Gegè Telesforo. Come nasce questo progetto discografico?
“Spreadinglove” nasce da una bellissima storia di stima e amicizia con Mario Rosini e Mimmo Campanale: ci conosciamo da anni e, ad un certo punto ci siamo ripromessi di fare qualcosa assieme. Inizialmente dovevamo fare un tributo a Duke Ellington, poiabbiamo cominciato a spaziare e a scrivere cose nostre. Il risultato è un jazzcontaminato dalla world music, dentro c’è tutto, fusion, funk, swing, una sintesi di tutta la musica che ci piace. Un bel progetto che ancora oggi portiamo in giro”.

Questo progetto sarà uno dei grandi appuntamenti del JazzUp Festival 2016 e lo presenterai a Viterbo per la prima volta dal vivo. Hai qualche aneddoto su Viterbo che hai voglia di ricordare?
“Ho avuto un fidanzatino a Viterbo quando ero ventenne… Lo avevo conosciuto in campeggio e c’era stato un bacio. Venni a trovarlo a Viterbo ma quando lo rividi mi resi conto che non mi piaceva più e alla fine della serata lo lasciai a bocca asciutta”.

L’Italia delle arti è ripartita?
“Fare l’artista non è facile in Italia, ma l’Italia è piena di artisti che al di là di tutto cerca di portare avanti con fatica il proprio discorso. Perciò io credo che non si sia mai fermata, è solo che è tutto più faticoso, è faticoso trovare spazi, è faticoso emergere, è faticoso riuscire ad avere visibilità, è faticoso tirarci fuori uno stipendio per mantenere una famiglia. Ci sono stati tanti taglialla cultura a causa della crisi e questo ha sicuramente impoverito il nostro paese. Fortunatamente ci sono tanti privati, grandi e piccoli, che stanno investendo in cultura. Chissà, forse torneremo come nel 1400 quando esistevano imecenati che commissionavano i lavori agli artisti?”

Nel tuo cuore c’è anche tanta Africa?
“Nel mio cuore c’è tanta Africa musicalmente, dal gospel, dalla musica nera, è nata tutta la musica che amo. Ma se fai riferimento al mio viaggio in Kenya con Amref, sì c’è tanta Africa, ma c’è anchetanto Haiti, Ucraina, India, Siria, ci sono tutti quei posti dove tanti bambini vivono in condizioni di vita disumane e dove non vengono rispettati i fondamentali diritti umani”.

Ci sono dei nuovi lavori in cantiere?
“Sta per uscire il nuovo singolo dei Dirotta su Cuba il 3 giugno dal titolo “Sei tutto quello che non ho” e il nuovo album a Settembre con la Warner Music. Nel nuovo album rileggeremo vecchi brani con importanti featuring. Una nuova opportunità per i Dirotta per riprendersi il loro spazio nella musica italiana. Siamo rimasti gli unici rappresentanti del funky italiano. Ci sarebbe poi l’intenzione di scrivere un nuovo disco con LMG4tet, ma gli impegni di ciascuno di noi stanno rallentando purtroppo un po’ la lavorazione e la scrittura. Loro sono di Bari, io vivo sul Lago Maggiore e due bimbe da seguire, non è facile neanche incontrarsi. Vedremo. E per finire, ne stiamo già parlando,vorrei che Jazzin’ on the dance floor prima o poi diventasse un disco, che ne dite?”

Daniele Camerlengo


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12 giugno, 2016

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