Civita di Bagnoregio – (e.c.) – “Un posto da favola, ma senza lieto fine”.
Sono le parole di un servizio di Repubblica su Civita di Bagnoregio, la città che muore.
Un posto unico al mondo costruito su un colle di tufo, minacciato da continue frane. Solo dieci persone sono rimaste ad abitare il borgo e Repubblica ha voluto sentire la loro testimonianza.
“Questo è tutto ciò che resta della nostra bella civita, che ve ne pare?” dice alle telecamere Sandro Rocchi, uno dei dieci che ancora abita a Civita di Bagnoregio.
Il ponte costituisce l’unico accesso al borgo.
“Negli ultimi 500 anni si è visto che il borgo si è ridotto di almeno il 20/25 % – spiega Giovanni Maria di Buduo, geologo del museo delle frane -. Prima che crollino le case il problema più urgente è quello di mettere in sicurezza i punti di accesso. Nella peggiore delle ipotesi il futuro di Civita è quello di non poter più accedere al borgo”.
E il paese più vicino si trova a 3 chilometri di distanza.
Sono stati investiti 2 milioni di euro negli ultimi 5 anni ma ne serviranno altrettanti per permettere il monitoraggio delle frane.
La prevenzione delle frane sarebbe l’unico modo per fare ancora sopravvivere Civita di Bagnoregio. Un posto dalla bellezza unica che va salvaguardato e che nel 2015 ha registrato 300 mila turisti.
In favore del borgo sono partite diverse iniziative: dal far partire l’iter per il riconoscimento all’Unesco come patrimonio dell’umanità – seguito anche dall’appello del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti con tanto di raccolta firme -, fino alla scesa in campo di personaggi illustri come l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il regista Giuseppe Tornatore e l’oncologo Umberto Veronesi.
Un’iniziativa che era stata promossa dall’associazione Civita per sollecitare studi, ricerche, finanziamenti, interventi per salvare la “città che muore”.
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