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Cronaca - Valerio de Nardo analizza ciò che non va nella promozione della città

“Viterbo stupida, incapace di fare marketing”

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Valerio De Nardo

Valerio De Nardo

Viterbo - Palazzo dei papi

Viterbo – Palazzo dei papi

Viterbo - Palazzo dei papi

Viterbo – Palazzo dei papi

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Nello spot del dizionario Treccani si invita ad usare le tante parole di cui dispone la nostra lingua invece delle poche espressioni ormai più invalse.

Per questo si fa l’esempio dell’uso pervasivo della parola “carino” a designare diverse situazioni, per poi concludere con diverse parole esaltanti (invece, appunto, del famigerato “carino”) per commentare la vista di Matera.

Certo è che quando si parla di Viterbo, anche con persone che magari non l’hanno mai visitata, è facile che si abbia in risposta un: “Però, carina Viterbo, eh?”.

Viterbo è insomma un brand che si associa all’idea di una una città attraente, interessante, ricca di storia. Ma l’interlocutore spesso non sa quanto sia una città costretta alla miopia, alla stupida autorefrenzialità, invece di aprirsi, di offrirsi, di saper vendersi.

Metti un sabato sera a cena, a piazza del Gesù, sì insomma proprio laddove nel 1271 Guido e Simone da Monfort vennero a sapere che fosse loro cugino Enrico di Cornovaglia, verso il quale nutrivano propositi di vendetta per avergli ammazzato il padre in battaglia.

Lo scovarono durante la messa proprio nella chiesa di fronte a noi, che allora era di San Silvestro, e sguainate le spade lo raggiunsero e Guido lo uccise mentre quegli si aggrappava all’altare chiedendo pietà. Guido non fu punito per l’omicidio, ma venne scomunicato dal papa per aver commesso un delitto tanto efferato in un luogo consacrato. Per questo Dante lo ricorda nel dodicesimo dell’Inferno: “colui fesse in grembo a Dio lo cor che ‘n su Tamisi ancor si cola”.

Ebbene questa piazza nel cuore della città, aggraziata dallo scroscio della sua fontana, dai fiori, da ben tre locali che ospitano gente allegra nella sera tiepida che allude alla prossima estate rimane sfegiata dalle auto parcheggiate dappertutto.

Carina Viterbo? Stupida, direi, incapace di ascoltare la sua stessa narrazione per farne marketing con le lamiere e gli pneumatici a togliere ogni magia alla piazza, mentre vi si suona, si beve, si allude alla bellezza esistente ed a quella possibile.

Siamo sicuri che le responsabilità sono sempre degli altri? Che magari i negozi chiudano anche perché si parcheggiano le auto sui marciapiedi e i loro scivoli, sopra le strisce pedonali?

La petizione lanciata da Tusciaweb per la chiusura del centro storico, in fondo, è anche una sfida alla ottusità di chi è pronto a lamentarsi che tutto va male, quando poi di quel male si è, magari inconsapevolmente, una parte.

Valerio De Nardo


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6 giugno, 2016

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