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Viterbo - L'appello di Maria Forcellino, una delle massime autorità sulla vita di Michelangelo

“I graffiti di palazzo Nini vanno salvati”

di Vincenzo Ceniti
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Maria Forcellino

Maria Forcellino

I graffiti di palazzo Nini

I graffiti di palazzo Nini – foto Luciano Zuccaccia

Viterbo – “Egidio 17” con la scusa di ricordare il gesto di Martin Lutero di mezzo millennio fa – quando dalla sua Wittenberg seminò il panico tra i piani alti di Santa Romana Chiesa avviando il processo della Riforma che consentì a Viterbo un breve momento di gloria con l’Ecclesia viterbiensis – mette sul tappeto una serie di questioni pro-Viterbo, a partire dagli assetti urbanistici e monumentali di cui dovremmo tener conto.

A beneficio di alcuni ricordiamo che Egidio è il nome del cardinale viterbese Antonini (1469-1532), tre volte generale degli Agostiniani, che ebbe un ruolo importante negli anni della Riforma e dell’Ecclesia.

“Bombardamenti a parte – dice il direttore artistico di “Egidio 17” Antonio Rocca – abbiamo assistito nella prima metà del secolo scorso a scempi inauditi di cui oggi paghiamo in rimpianti e in mancanza di identità”.

E accenna alla demolizione di edifici rinascimentali (il convento di San Domenico per far largo a via Tommaso Carletti e la chiesa di Sant’Agostino sul cui impianto sorgono oggi le case popolari), al deplorevole abbandono di palazzo Farnese (presso il ponte del Duomo), alle ingiustificate coperture di alcune cappelle e del Cappellone nella Cattedrale di S. Lorenzo, all’inammissibile degrado della facciata delle scuderie di palazzo Nini a via Annio su cui scorrono preziosi graffiti in preda al disfacimento per incuria e sciatteria.

Senza contare – aggiunge Rocca – le violenze patite a fine Ottocento quando anche Viterbo, seguendo la moda del tempo, ripropose improbabili movenze neo-gotiche a palazzi e monumenti spicconando irriproducibili ornamenti rinascimentali e barocchi. Un esempio per tutti il palazzo dei Papi con la finta Loggia ricostruita di sana pianta (della serie Disneyland) per ribadire una presunta eccellenza medioevale”.

Ma torniamo ai graffiti di via Annio. Sentite cosa dice Maria Forcellino, una delle massime autorità sulla vita di Michelangelo, recentemente ospite di “Egidio 17” a Caffeina.

“E’ triste e scandaloso che questi graffiti, così rari nel panorama delle architetture cinquecentesche italiane, vadano in rovina per l’incuria delle istituzioni e degli stessi proprietari”.

Le fanno eco gli appelli di personaggi di rango come Miguel Gotor e Claudio Strinati ospiti anch’essi di “Egidio 17” nella recente Caffeina. Documentati da foto e indagini storiche i commenti della coppia Simonetta Valtieri e Enzo Bentivoglio nel loro volume sulla Viterbo nel Rinascimento (2012, Ginevra Bentivoglio EditoriA). “Il palazzo Nini – ha ricordato Bentivoglio – ci rimanda al ‘fenomeno’ Olimpia, la principessa di San Martino al Cimino, che grazie all’eredità del primo marito Paolo Nini, riuscì a far diventare papa il fratello del secondo marito Giovanbattista Pamphili (Innocenzo X).

“Nella nostra città – aggiunge Elisabetta Gnignera (specialista di storia del costume rinascimentale, aderente anch’essa a “Egidio 17”) – abbiamo un altro esempio di facciata con graffiti cinquecenteschi nel palazzo Calabresi dietro le Poste che per fortuna sono stati salvati. Per la verità ne avevamo un altro nel palazzo della Pace in piazza delle Erbe che è stato però travolto da devastanti lavori di restauro”.

“E’ inutile piangere sul latte versato”, sostiene il presidente di “Egidio 17” Gianni d’Ottavio, che più concretamente pensa ad una cordata di imprenditori viterbesi per possibili progetti di recupero. Sta di fatto, aggiungiamo noi, che la città ha bisogno di maggiore consapevolezza del proprio patrimonio, per evitare in futuro il ripetersi di ulteriori scempi.

E sembra proprio questa la vera mission di “Egidio 17” nata sulle spalle di un nutrito stuolo di associazioni (tra il cui il Touring Club e Archeoares) e singoli viterbesi per favorire utili riflessioni sul nostro patrimonio rinascimentale, tangibile eredità dell’intelligenza e lungimiranza di nobili famiglie locali come i Farnese. Non dimentichiamo che la loro “rivoluzione” urbanistica del XVI sec. ci ha regalato la via Farnesiana (oggi via Cavour), la parallela via Cardinal La Fontaine, con via Annio, la porta Faul (unica vera testimonianza del Vignola presente in città), l’apertura del viale della Quercia per facilitare l’accesso dei pellegrini allo storico santuario della Madonna, un palazzo di famiglia cui possiamo aggiungere la stupenda chiesa di S. Rocco (traversa di via Mazzini), da anni chiusa e poco conosciuta.

“Egidio 17” è già al lavoro per consolidare, in vista del prossimo anno, i ricordi di questa Viterbo “alternativa” e lo farà in una giornata di studio programmata per il 29 ottobre prossimo nella sala Gualtieri del palazzo dei Papi con autorevoli presenze, tra cui il card. George Pell (ha fatto un dottorato di studio su Reginald Pole animatore dell’Ecclesia viterbiensis), il docente emerito della Gregoriana di Roma, Heinrich Pfeiffer, e lo stesso Vescovo della Diocesi di Viterbo Lino Fumagalli.

Vincenzo Ceniti


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6 luglio, 2016

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