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Macchina del fango, sarà maxi processo

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Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

Angela Birindelli

Angela Birindelli

Viviana Tartaglini

Viviana Tartaglini

Erder Mazzocchi

Erder Mazzocchi

Viterbo – Articoli di giornale per distruggere il nemico, compiacere l’amico, punire l’avversario o fare pressione sui potenti a cui avanzare richieste.

Per la procura di Viterbo era questa la macchina del fango di Paolo Gianlorenzo, giornalista viterbese, tra gli otto imputati del processo che inizierà oggi al tribunale viterbese.

Approda in aula l’uragano scoppiato nel 2012 in un doppio filone d’inchiesta. Da un lato, la macchina del fango. Dall’altro, la realizzazione del padiglione Lazio alla fiera Vinitaly, affidata a presunte ditte amiche dell’ex assessora regionale all’Agricoltura Angela Birindelli.

Birindelli e Gianlorenzo. Imputati di punta, sui quali ricade il maggior numero di accuse, nel lungo elenco del pm Massimiliano Siddi. Un pezzo di politica e un pezzo d’informazione usate ad personam per i propri scopi, secondo quanto emerso dalle carte dell’inchiesta e che si cercherà di capovolgere a processo. 

L’indagine, iniziata sul finire del 2011 ed esplosa nel 2012, svelò un rapporto simbiotico tra i due e un nemico comune da abbattere: Francesco Battistoni, attuale vicecapogruppo regionale di Forza Italia. Per gli inquirenti, Gianlorenzo e Birindelli erano d’accordo: a lui la pubblicità delle iniziative dell’assessorato all’Agricoltura sul suo giornale (“L’Opinione di Viterbo e alto Lazio”, chiuso ormai da anni); a lei, il massacro quotidiano di Battistoni, suo principale avversario politico, tramite articoli feroci.  Concorso in tentata estorsione e corruzione, secondo la procura.

Ed ecco la “macchina del fango”, anche detta “metodo Ciarrapico”: colpire ripetutamente il bersaglio di turno sul giornale per denigrare, punire o addirittura raggiungere obiettivi, come nel caso dell’imprenditore della sanità ed editore Roberto Angelucci. Gianlorenzo scrisse fiumi di inchiostro sul suo coinvolgimento nell’inchiesta asl; per la procura puntava a un lavoro a Libero o al Nuovo corriere viterbese, editi da Angelucci. E avrebbe abbassato subito il tiro se l’imprenditore lo avesse accontentato. Ma non accadde.

Oltre che su Battistoni e Angelucci, la macchina del fango sarebbe stata azionata anche contro Piero Camilli, “colpevole” di aver bloccato l’impianto a biomasse che interessava agli editori di Gianlorenzo. Tutte tentate estorsioni, secondo il pm Siddi.

Ma l’inchiesta scoperchiò anche una lunga serie di vicende collaterali al tritacarne mediatico. Come la tumultuosa vita di redazione nei giornali diretti da Gianlorenzo, con i collaboratori minacciati di licenziamento se non avessero accettato di lavorare con stipendi più bassi. Poi c’è il tirapugni trovato in redazione. Poi l’appropriazione indebita di oltre 5mila euro della cooperativa editrice del giornale per pagare il proprio avvocato. Circostanze addebitate principalmente a Gianlorenzo e alla sua ex collaboratrice Viviana Tartaglini, accusata, tra l’altro, di essere diventata giornalista professionista con un articolo scritto da altri. Processo a parte. Sempre nato dalla macchina del fango. Sempre con prima udienza fissata per oggi.

Anche la “rete degli informatori” del giornalista è finita sotto la lente dei magistrati: Sara Bracoloni e Luciano Rossini sono imputati per rivelazione di segreti d’ufficio. Rossini anche per tentata concussione, in concorso con Gianlorenzo.

E infine la saga Vinitaly, edizioni 2011 e 2012, sui presunti tentativi di favorire ditte vicine all’ex assessora Birindelli, come quelle ipoteticamente riconducibili all’imprenditore Giuseppe Fiaschetti. Un filone d’inchiesta che riguarda più che altro Birindelli e il suo entourage, tra cui anche l’attuale direttore dell’assessorato all’Agricoltura Roberto Ottaviani. L’ex commissario straordinario Arsial Erder Mazzocchi, invece, è accusato di aver assecondato l’assessora nel suo progetto di rendere la vita impossibile all’impiegato dell’agenzia regionale Stefano Bizzarri, da punire perché “ritenuto persona vicina a Battistoni”.

Quella di oggi sarà un’udienza interlocutoria ma estremamente importante. E’ all’ammissione prove che il processo prende forma, tra costituzioni di parte civile, liste di testimoni da ascoltare e di documenti da acquisire. Si tratterà di aggiungere materiale al fascicolo del dibattimento per tracciarne la strada. Ma, se troveranno margini, c’è da scommettere che le difese si adopereranno fin da subito per far crollare pezzi di impianto accusatorio. Come quelle imbarazzanti intercettazioni che mai come stavolta farebbe comodo tagliare fuori.

Ottanta le testimonianze richieste solo da procura, Battistoni, Birindelli, Mazzocchi e Fiaschetti, cui si aggiungeranno i testimoni citati dagli altri imputati e dalle altre parti civili. Con tanti nomi illustri: dall’ex presidente della Regione Lazio Renata Polverini, al giornalista Arturo Diaconale, all’ex sindaco di Viterbo Giulio Marini. 

Sicuramente un maxiprocesso. Imprevisti, notifiche e prescrizione permettendo.

Stefania Moretti


Le accuse

Paolo Gianlorenzo risponde di:
tentata estorsione per le “macchine del fango” a Francesco Battistoni, Roberto Angelucci e Piero Camilli e le minacce di licenziamento ai collaboratori del giornale;
corruzione per l’accordo con l’assessora, pubblicità-macchina del fango contro Francesco Battistoni;
minacce a un collaboratore;
detenzione di arma per il tirapugni in redazione;
appropriazione indebita per i 5mila euro della cooperativa editoriale, per pagare spese legali;
tentata concussione e rivelazione di segreti d’ufficio per la vicenda del notaio Fortini;
sostituzione di persona per aver usato un prestanome dell’ex senatore Ciarrapico, durante una telefonata;

Angela Birindelli di:
tentata estorsione e corruzione per la macchina del fango a Francesco Battistoni;
tentata concussione e abuso d’ufficio per la “cacciata” di Stefano Bizzarri;
peculato per la macchina di servizio usata per ragioni private;
abuso d’ufficio e tentata concussione per i presunti tentativi di pilotare l’allestimento dello stand Lazio al Vinitaly;

Viviana Tartaglini risponde di:
tentata estorsione per le minacce di licenziamento ai collaboratori del giornale;
appropriazione indebita per i 5mila euro della cooperativa editoriale, per pagare spese legali;

Luciano Rossini risponde di:
tentata concussione e rivelazione di segreti d’ufficio per la vicenda del notaio Fortini; in qualità di funzionario dell’Agenzia delle entrate avrebbe detto a Gianlorenzo di un imminente controllo sulla categoria dei notai. Informazione che, per l’accusa, è stata usata come strumento di pressione dal giornalista e dal funzionario, per ottenere vantaggi patrimoniali personali

Sara Bracoloni risponde di:
rivelazione di segreti d’ufficio per aver rivelato a Gianlorenzo informazioni sul rapporto di lavoro della figlia di un giudice;

Erder Mazzocchi risponde di:
tentata concussione, concussione e abuso d’ufficio per la “cacciata” di Stefano Bizzarri;
soppressione di atti;

Roberto Ottaviani e Giuseppe Fiaschetti rispondono di:
abuso d’ufficio e tentata concussione in relazione alla vicenda Vinitaly.


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