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Cultura - Viterbo - Intervista a Maurizio De Giovanni che sarà ospite a Ombre festival oggi 24 luglio

“Nei miei libri racconto la Napoli degli anni Trenta”

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Maurizio De Giovanni

Maurizio De Giovanni

Viterbo – “Nei miei libri racconto la Napoli degli anni Trenta”.

E’ tra gli ospiti fissi dell’associazione Romiti, grazie alla quale è stato a Viterbo più volte negli anni scorsi, invitato nella sezione noir di Caffeina.

E ora Maurizio De Giovanni, a un mese esatto dalla sua ultima visita in città, torna a Viterbo all’interno di Ombre festival, nell’ultimo giorno della rassegna (oggi 24 luglio).

Per lo scrittore napoletano doppio appuntamento: alle 20,30 presenterà la sua ultima fatica “Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi” allo spazio Goethe, nel cortile di Palazzo dei Priori. A seguire (ore 21,30) ci si sposta davanti, in piazza, dove nell’arena Borges sarà tra i protagonisti dello spettacolo “Lo sguardo di Ricciardi. Il Fatto. La Passione. L’Amore” messo in scena dalla compagnia del Giullare per la regia di Brunella Caputo

L’autore del commissario Ricciardi, un poliziotto, ospite di un’associazione di poliziotti che organizza un festival.
“Si, conosco bene l’associazione Romiti, è un gruppo molto operativo. In effetti ho presentato libri in molti festival e rassegne, ho partecipato a tavole rotonde con magistrati, forze dell’ordine ma un festival letterario nato dalla passione di alcuni poliziotti è un fatto unico”.

Cosa mette nei suoi romanzi un autore che, come lei, ha iniziato a scrivere a 50 anni?
“Si è più propensi a raccontare delle storie e meno a raccontare se stessi, che forse è il grande limite della letteratura italiana di adesso. Ci si mettono molte più cose: i film che hai visto, il teatro, i libri che hai letto”.

E quindi ci sono più modelli e riferimenti.
“E’ inevitabile non averne, l’importante è non rifarsi a situazioni fisse. Ricciardi, per esempio, ha una forte compassione del genere umano, che deriva dalla consapevolezza del dolore altrui: possono esserci visti tanti modelli, ma in realtà ogni personaggio, quando nasce dalla fantasia di uno scrittore, è unico”.

A proposito di fantasia: quanto prende spunto dalla realtà?
“Gli scrittori prendono molti argomenti dalla realtà, senza replicare tuttavia la cronaca. Gli eventi che hanno una natura criminale hanno una logica piuttosto folle, lo scrittore invece sviluppa la sua storia con maggiore coerenza”.

Si aspettava tutto questo successo da adulto?
“Certamente no: ne sono ovviamente lusingato, ma non ha la presunzione di aver inventato chissà che ed ho la consapevolezza che non durerà a lungo”.

Il commissario Ricciardi agisce nella Napoli degli anni Trenta: come mai questa scelta?
“E’ un periodo storico molto poco frequentato e poco raccontato dalla nostra letteratura, eppure quegli anni possono rappresentare un enorme patrimonio di pensieri e di bellezza, di curiosità. Racconto la città come era in quegli anni e racconto i personaggi che ci vivevano”.

Quali sono, se ci sono, i punti di contatto con la Napoli di oggi?
“Sono due periodi non sovrapponibili e ciò è dovuto alla Seconda Guerra Mondiale. La città ha subito circa 200 raid, che fecero 26mila morti: è qualcosa che cambia la quotidianità, che lascia il segno nell’animo. C’è questa cesura insanabile tra allora ed oggi”.

A Viterbo la vedremo anche nell’insolito ruolo di attore: la diverte recitare?
“In realtà non recito, leggo alcuni passi dei miei libri. Mi piace il lavoro di Brunella Caputo e della compagnia del Giullare, siamo già stati in scena altre volte. Mi diverte? Si, ma preferisco scrivere”.


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24 luglio, 2016

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