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Ombre Festival - Intervista allo scrittore Loriano Macchiavelli che il 20 luglio alle 21 sarà piazza del Gesù

“Questo romanzo lo devo a Viterbo…”

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Loriano Macchiavelli

Loriano Macchiavelli

Viterbo – “Se ho scritto questo romanzo un po’ lo devo a Viterbo…”.

Loriano Macchiavelli, 82 anni, è tra i più conosciuti autori polizieschi del nostro paese.

Sarà a Viterbo mercoledì prossimo, 20 luglio, (arena Celine, piazza del Gesù, ore 21), ospite della prima edizione di Ombre Festival, che apre i battenti proprio quel giorno.

“Noi che gridammo al vento” narra da un punto di vista molto particolare – quattro donne e un uomo che si ritrovano nel 1980 – la strage di Portella della Ginestra, di cui alcuni di essi, da bambini, furono testimoni. Il fatto di sangue lascerà un segno indelebile nelle loro vite.

Perché Portella della Ginestra, per non farla cadere nel dimenticatoio?
“In parte è così – dice Machiavelli -, è bene che si continui a parlare di alcuni aspetti oscuri della nostra storia. In tanti non sanno cosa sia Portella della Ginestra, non sanno di Salvatore Giuliano e della sua banda.

C’è poi un mio vecchio progetto editoriale, che negli anni passati mi ha portato a scrivere sulla strage di Ustica e su quella di Bologna, avvenute proprio nel 1980, l’anno in cui è ambientato questo romanzo”.

Mancava la madre di tutte le stragi.
“Abbandonai quel progetto anni fa, in seguito a delle disavventure giudiziarie. Uno degli imputati della strage di Bologna si era riconosciuto in un personaggi e ne nacque un processo: una vicenda che seppur conclusasi positivamente mi ha lasciato una grande amarezza. E il progetto di scrivere su Portella della Ginestra, che doveva chiudere la trilogia, si arenò”.

Poi cosa è successo?
“Nel 2010 Einaudi ripubblicò il romanzo, fu un grande successo. Ripensai quindi a Portella della Ginestra, grazie anche a Manuela Claudiani”.

Che è direttore dell’Archivio di Stato di Viterbo…
“Ero in città per un’iniziativa, sono venuto varie volte ed è un posto davvero bello, faccio sempre una passeggiata in centro. La Claudiani mi fece vedere gli atti del processo a Gaspare Pisciotta, che si tenne a Viterbo agli inizi degli anni Cinquanta, e da lì rimisi mano al libro. Posso dire quindi che Viterbo ha giocato un ruolo decisivo”.

Piscotta che era il numero 2 della banda.
“Sulla sua morte per avvelenamento ci sarebbe molto da dire. Quello che cerco di dire è che da Portella della Ginestra ad ora non è cambiato nulla. Assistiamo al solito intreccio mafia politica, ai depistaggi, ai misteri di cui si sa tutto ma di cui non abbiamo le prove. Tutto quello che accade è già accaduto, questa è la nostra storia. E visto che abbiamo una memoria che si dimentica spesso è bene aiutarla a ricordare”.

Dalla letture delle carte del processo Pisciotta e più in generale di tutta la vicenda di Salvatore Giuliano che idea si è fatto della giustizia italiana?
“In quell’occasione fu fatta una giustizia parziale e temo che qualche volta avvenga ancora così”.

Per questo servono i romanzieri a ristabilire la verità, verrebbe da dire…
“Il magistrato Libero Mancuso, a proposito del mio libro sulla strage di Bologna, scrisse che in esso sono contenute intuizioni che contendono alle verità faticosamente ricostruite in tante sentenze, plausibilità, razionalità, verità. Credo sia la migliore risposta alla sua domanda”.


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19 luglio, 2016

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