Viterbo – 35mila euro da pagare in due per l’affitto di un locale inutile.
Era l’estate 2011 quando la Corte dei conti condannava l’ex direttore generale della asl di Viterbo Giuseppe Aloisio e l’ex dirigente Alessandra Scalzini per danno erariale.
A cinque anni quasi esatti, arriva l’esito del giudizio d’appello, negativo per Aloisio e Scalzini: la seconda sezione giurisdizionale centrale d’appello ha respinto i loro ricorsi, confermando la sentenza di primo grado e, quindi, la condanna a risarcire la asl per 17mila 708 euro ciascuno.
E’ un esposto del 2009 a mettere i magistrati contabili in allarme su quel seminterrato preso in affitto dalla asl. “Con una delibera della asl di Viterbo del 2008, era stata presa in locazione parte di un immobile dichiarata necessaria ma in realtà non utilizzata”, si legge sulla sentenza di primo grado della Corte dei Conti. Che prosegue: “Da accertamenti svolti dalla compagnia carabinieri di Viterbo emergeva che, con deliberazione n. 1524 del 3 settembre 2008, la azienda sanitaria locale di Viterbo decideva di prendere in locazione, a un costo annuo di 25mila euro (Iva inclusa), il piano interrato di un edificio (i cui piani terra, primo, secondo, terzo e quarto erano già locati alla medesima asl, a seguito di precedente deliberazione n. 1752 del 7 novembre 2005); la decisione era motivata dalla necessità di accedere agli impianti tecnologici necessari al funzionamento dell’intero stabile, situati al piano seminterrato, al quale avrebbe dovuto accedere la società incaricata delle opere manutentive ordinarie”.
La delibera, revocata dalla asl in autotutela nel 2010, è firmata da Scalzini, responsabile del procedimento, e dall’allora dg Aloisio. Colpo di scena: ” I carabinieri – prosegue la sentenza – accertavano che, in realtà, gli impianti e i locali tecnici non erano ubicati al piano seminterrato, ma sul terrazzo e al primo piano dello stabile e che i suddetti locali erano inutilizzati e completamente vuoti”. Non solo, ma “non vi sarebbe stata comunque alcuna necessità di sostenere ulteriori oneri per la locazione di un’area al solo fine di effettuare la manutenzione, stante l’obbligo della proprietà di consentirne l’accesso”.
E allora perché quei 25mila euro annui per dei locali che non servivano? La difesa di Aloisio (avvocato Alessandro Diddi) ha obiettato che gli impianti c’erano e che “la locazione assicurava una migliore fruibilità dell’intero stabile, anche al fine di disporre di una sala conferenze”. Scalzini si è difesa prendendo le distanze dall’ex dg: per il suo legale Federico Freni, la sua unica colpa fu aver predisposto una delibera e non poteva certo sapere in anticipo che i locali sarebbero rimasti inutilizzati.
Ma la Corte dei conti non perdona e per più di un motivo. Non solo non ci sarebbero né quadri elettrici né impianti tecnologici in quel seminterrato, ma i magistrati scrivono che “eventuali o solo prospettate utilizzazioni dell’immobile non risultano in alcun modo dalla deliberazione”. E infine Scalzini è responsabile tanto quanto Aloisio, avendo attestato che quell’affitto era “utile per il servizio pubblico”.
Stefania Moretti
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