Viterbo – Una passeggiata sul set del Vigile di Luigi Zampa. Il vigile, alias Otello Celletti, alias Alberto Sordi.
Film consacrato nell’immaginario collettivo nazionale come apologo all’agrodolce intorno agli “effetti collaterali” del Boom economico sul tessuto antropologico di una nazione (meglio: di una regione, il Lazio) perdutamente ancora (e sempre) contadina e papalina.
La nostra sarà dunque, scandita per stazioni, una vera e propria via crucis “critica” nei “luoghi” più oscuri e inconfessabili del rapporto tra l’italiano medio, di recentissima promozione piccoloborghese, e le istituzioni (traduco: il potere).
Appuntamento alla cancellata di Prato Giardino. Leggendaria la scena dell’ingorgo a porta Fiorentina (mio padre me la rievocava ogni tanto, puntualmente sghignazzando).
Ingorgo causato dal vigile Celletti nel giorno del suo esordio in uniforme. Paolo Bianchini – che di Luigi Zampa in quell’avventura fu aiutoregista – ricordava proprio ieri (da queste stesse colonne) come vi finissero intrappolati, da un certo punto in poi, anche inconsapevoli automobilisti di passaggio: fra tutte, registreremo la presenza di Giovanni Leone futuro presidente della Repubblica.
Ci sposteremo poi in piazza San Faustino (angolo via Maria Santissima Liberatrice). Il portone di casa Celletti. Incipit del film: con Otello, in giacca da camera, spedito da una splendida, patetica, davvero bella Amalia-Marisa Merlini (sua concubina, secondo la terminologia dell’epoca) a comprare mezzo litro d’aceto in trattoria.
Il dialogo col Ragioniere sui seicento mijoni de Cinesi. Sulla piazza ci sono lavori in corso, è un viavai di uomini e di mezzi. Con la sua consueta prosopopea Otello si ostina ad “aiutare” a gesti un camionista in retromarcia, col risultato che quello sprofonda in una buca. Ecco, quella buca. Mi piace ricordare qui una storia tutta italiana. La storia del viterbese Edoardo Bracaglia (classe 1925, professione selciarolo), che quella buca fu incaricato di scavare per conto della produzione del film.
E lui, artigiano erede di un mestiere famigliare, la volle scavare a regola d’arte. Così come a regola d’arte l’avrebbe richiusa a riprese ultimate. Suo genero Alberto, leggendo su Tusciaweb notizia della nostra iniziativa, inteneritosi al ricordo, ha preso su il telefono e ha voluto raccontarcela vivavoce.
E ha ragione lui, perché questa – pur umilissima – storia di Edoardo rappresenta memoria, dignità e valori di un pezzo d’Italia che non c’è più: l’Italia delle sapienze artigianali millenarie, di una cultura della creazione a mano, delle mani che sanno forgiare bellezze e illusioni irriducibili a parole, e che proprio nel mondo del cinema, nella fabbrica dei sogni finirono per intonare il loro canto del cigno, coi loro estremi epigoni: le maestranze del set.
Maestranze adorate, non a caso, e puntualmente celebrate da un Federico Fellini (rivedersi il capolavoro Intervista, per capirci). Comunque sia: date un’occhiata ai selciati delle nostre strade d’oggi e capirete al volo. Edoardo oggi ha 91 anni. Non se la sente di venire con noi in passeggiata. Ma ci manda a salutare. E gliene siamo grati.
Poi c’è piazza del Comune. Ai piedi del leone ritto sulla colonna e della torre civica, proprio sull’angolo di via Roma, rievocheremo il palco del comizio monarchico che promuove la candidatura del vigile Otello Celletti (da imprimere a lettere d’oro nelle lista elettorale!) ed è rivolto dall’oratore-avvocato a quei 25 elettori indecisi (ahi, che straordinaria parodia ai “danni” del monumento manzoniano!) i quali nella precedente tornata avevano finito per scegliere (non si sa come non si sa dove non si sa perché!) il partito di governo (leggi: DC), facendo pendere l’ago della bilancia a favore di un indimenticabile De Sica-sindaco.
Poi c’è il portico del Comune, fattosi androne della casa di De Sica: dove Otello e Remo suo figlio (l’intrepido bambino che, salvando da affogamento “certo” un suo coetaneo un po’ tonto, figlio di un assessore, aveva inconsapevolmente dato abbrivio alla filiera dei “guai” di Otello) incontrano il salvato vestito da improbabile-esilarante boyscout.
Tappa finale a via San Lorenzo (all’altezza del vicolo del Ganfione, angolo con la Prefettura). Due luoghi, uno dirimpetto all’altro. Sulla destra l’uscio della bottega dove Remo lavora da apprendista meccanico: è un’altra Italia, l’abbiamo detto; un paese dove a dieci anni vai già a lavorare; ma c’è anche che, già di suo, Remo – personaggio straordinario – è obbligato a crescere in fretta: perché proprio su lui ricadono tutti i peccati d’immaturità e infantilismo che condannano Otello a un destino irrimediabilmente servile. (In questo senso mi piacerebbe far notare come i confini di Otello siano marcati, sul versante anagrafico opposto, da un padre che gli somiglia più di quanto lui somigli a Remo: l’inimitabile Capannelle, cialtronescamente spacciatosi per decenni quale eroico e valoroso suldà, mentre a suo tempo era finito in galera con disonore: per aver sparato ubriaco niente di meno che al re in persona. Ma questa è proprio un’altra storia.) Sul lato opposto della strada, la sede della trattoria.
Sì, avete capito bene: quella della pernacchia. Quella dove la sera si va per assistere tutti insieme al Musichiere, spettacolo TV condotto da Mario Riva (il cui figlio ebbe da lui nome Antonello: ed è il motivo per cui io, nato nel ’61, fui chiamato così dai miei). È il quarto d’ora di popolarità goduto – voluttuosamente, andrà rimarcato – da Otello: quando sul piccolo schermo la luminosa Sylva Koscina lo saluta davanti a milioni di telespettatori (mettendolo nei guai). Sulla cui soglia la Merlini, umiliata-indignata da tanta promiscuità subita, leva alta la sua maledizione: – Ma va’ a morì ammazzato, a te e la Koscina.
Ci vediamo giovedì sera. Ci faremo due risate, ve lo prometto.
Antonello Ricci
Come di consueto il biglietto per la partecipazione all’iniziativa consiste nell’acquisto del volume
Antonello Ricci
Viterbo città del mare
Tuscia terra di Orson Welles, Pasolini, Fellini
Paesaggi e fotogrammi
Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2016
O di altro volume dal ricco catalogo dell’editore vetrallese
info e prenotazioni: tel. 3206872739 (attivo tutti i giorni ore 12.00-13.00)
2016 Anno del cinema
Viterbo città del mare – Tuscia terra di Orson Welles, Pasolini, Fellini
Una iniziativa Tusciaweb
In collaborazione con
Università degli Studi della Tuscia
e Tuscia Film Fest
Con il patrocinio del Comune di Viterbo
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