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Viterbo - Pubblico impazzito per l'attore e regista romano ospite al Tuscia film fest - Per lui un omaggio da Massimo Mecarini e un videosaluto da Leonardo Bonucci

Verdone, sotto col ciuffo…

di Elisa Cappelli
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Carlo Verdone con il ciuffo dei facchini di santa Rosa

Carlo Verdone con il ciuffo dei facchini di santa Rosa

Carlo Verdone con il ciuffo dei facchini di santa Rosa

Carlo Verdone con il ciuffo dei facchini di santa Rosa

Carlo Verdone con il ciuffo dei facchini di santa Rosa

Carlo Verdone con il ciuffo dei facchini di santa Rosa

Massimo Mecarini e Carlo Verdone

Massimo Mecarini e Carlo Verdone

Carlo Verdone

Carlo Verdone

Carlo Verdone ed Enrico Magrelli

Carlo Verdone ed Enrico Magrelli

Carlo Verdone

Carlo Verdone

Mauro Morucci e Lidia Ravera

Mauro Morucci e Lidia Ravera

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Viterbo – Il ciclone Verdone travolge Viterbo.

Una piazza san Lorenzo gremita di persone ha accolto con applausi scroscianti l’attore e regista ospite al Tuscia film festival (video – fotogalleryslide).

Un pubblico totalmente impazzito che, non appena aperti i cancelli, è letteralmente corso per riuscire ad accaparrare i posti migliori.

Dopo un giro all’interno della sala del conclave a Palazzo dei papi – dove ha scattato molte foto -, una visita alla terrazza del palazzo papale, acqua frizzante e sigaretta, Carlo Verdone ha un sorriso cordiale per tutti. Anche se raggiungere Viterbo non è stato facile. “C’abbiamo messo come Roma-Londra” scherza il regista.

E subito dopo l’entrata in scena. Da vera star quale è Carlo.

Ma prima dell’intervista e del racconto dei tanti aneddoti che caratterizzano attori e spezzoni dei film, una sorpresa (solo la prima della serata in realtà).

Sul palco è salito il presidente del Sodalizio dei facchini di santa Rosa, Massimo Mecarini che ha regalato a Verdone un ciuffo molto personalizzato: al posto del classico numero che compare sul copricapo dei facchini c’è stampato, invece, il titolo di uno dei film più famosi di Verdone, Troppo forte.

E l’attore, aiutato da Mecarini, lo ha indossato con orgoglio.

Dopo questo simpatico siparietto Verdone, intervistato da Enrico Magrelli, ha cominciato a percorrere tutta la sua carriera cinematografica e tutti i personaggi che lo hanno accompagnato, ma un pensiero particolare lo ha voluto dedicare alla Tuscia.

Un territorio che ha fatto da sfondo a molti dei suoi film anche se non ha mai girato a Viterbo. Ma Verdone ha promesso al pubblico che prima o poi lo farà.

“A Oriolo Romano – racconta – abbiamo girato la scena del migrante di Bianco rosso e Verdone, a Capranica si trovava il seggio elettorale dove lo stesso migrante manda tutti a quel paese, sulla Cassia bis la scena in cui il bullo di Un sacco bello soccorre l’amico che si sente male. Mentre sul trenino che parte da piazzale Flaminio e arriva a Viterbo ho girato la scena del professore con Veronica Pivetti su Viaggi di nozze. In quell’occasione molti viaggiatori si incazzarono perché bloccammo la ferrovia. E anche la villa di Acqua e sapone era vicina alla Tuscia. Manca Viterbo – spiega Verdone – l’ho promesso, è una bella città ed è importante cinematograficamente”.

In realtà Viterbo c’è in uno dei suoi film, in Un sacco bello per la precisione.

“Tanti dei personaggi che ho creato li ho studiati grazie a un viaggio che feci nel ’73 in Polonia – racconta -. Lì vidi un tipo con una Dino Fiat. Era il bullo che vedete in Un sacco bello. Di lui ho studiato tutto, anche il modo in cui fumava (lanciava la sigaretta da sotto la gamba come poi farà il personaggio di Ivano in Viaggi di nozze, ndr). E quella macchina era targata Viterbo. Il bullo del primo film è di Viterbo”.

E poi un tuffo nello studio dei personaggi: da come un bambino di nome Stefano abbia ispirato il suo personaggio storico Mimmo – il timidone impacciato che dice sempre “In che senso?” -, o il direttore di banca precisino e maniacale che gli ha ispirato Furio.

Verdone ha raccontato al pubblico alcuni degli aneddoti più amati come l’incontro con la Sora Lella che ai tempi conduceva una trasmissione in una radio locale per donne con problemi di cuore.

La conobbe in un bar quando le chiese di fare un provino per un suo film e al nome “Carlo Verdone” lei rispose “Me cojoni”.

L’attore ha fatto un escursus su molti dei suoi film, ha spiegato come sono nati, come si sono sviluppati e come sono cresciuti alcuni personaggi, e quanta malinconia ci sia spesso nei finali, come in Viaggi di nozze o Compagni di scuola.

Ha parlato poi del suo ultimo film con Albanese, L’abbiamo fatta grossa, e di come abbia voluto sperimentare nella pellicola. Ha voluto inventare un Verdone inedito.

“E’ un film favolistico, libero, senza le battute e i temi classici. Mi interessava collaborare con Albanese – spiega -. Il pubblico si è diviso sul film. Ma a me piace cambiare, non mi va di fare sempre la stessa cosa, devo azzardare”.

Verdone è un libro aperto e il pubblico non si stanca di starlo a sentire tanto che al momento della proiezione del film, che lo vede protagonista insieme ad Albanese, non voleva proprio lasciarlo andare.

“Mejo parlà co’ me che vedé il film” scherza Verdone.

Sul finale dell’intervista l’ultima sorpresa. Un video del calciatore viterbese Leonardo Bonucci in cui saluta Verdone e gli dice “Carlo sei un grande!”. Pochi secondi di parole affettuose calorosamente ricambiate da Verdone.

Presente nelle prime file l’assessore regionale Lidia Ravera che ha aperto la serata e ha parlato dell’importanza del cinema italiano e di manifestazioni come il Tuscia film fest.

“I festival come questo – spiega Ravera – rilanciano il consumo collettivo. Il Tff rappresenterà, inoltre, l’Italia a Berlino, e porterà fuori il nostro prodotto cinematografico. Significa far conoscere i nostri territori e mostrare la nostra diversità. Abbiamo finanziato il cinema dal 2013 con la giunta Zingaretti con più di 800mila euro”.

Assenti sindaco e assessori viterbesi.

Elisa Cappelli


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9 luglio, 2016

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