Blera – Riceviamo e pubblichiamo – Era un po’ di tempo che avevamo programmato un’escursione all’area archeologica di San Giovenale.
Mancavamo da qualche anno e volevamo verificare lo stato di questo significativo sito in cui re Gustavo di Svezia riportò alla luce uno dei rari esempi di abitato etrusco.
Ricordiamo che qualche anno fa, qualche cartello, sia pur sbiadito, indicava l’area archeologica almeno a partire da Vetralla.
Oggi non più, l’unica indicazione, si fa per dire, è un cartello giallo senza nessuna scritta, che compare prima di Civitella Cesi, molto in prossimità dell’area archeologica.
Attenzione all’ultimo tratto di strada, è talmente sconnessa da rischiare di sfasciare la macchina, è consigliabile parcheggiare prima.
Il borgo etrusco mantiene inalterato il suo fascino, protetto dalla colossale copertura che ne preserva la fragile struttura.
Resta ottimo l’accesso alla necropoli di Casale Vignale con le sue tombe a camera, la tagliata etrusca e i due grandi tumuli.
Eravamo pronti per visitare la parte più affascinante dell’area archeologica, quell’area limitata dove convivono i resti della chiesetta medievale di San Giovenale, il mastodontico castello rinascimentale dei Di Vico e gli ulteriori resti di acropoli etrusca anch’essi protetti da copertura.
D’improvviso però, poco dopo l’antica porta d’ingresso alla città, troviamo la strada sbarrata da un cancello di legno e filo spinato oltre il quale un cavallo occupa tutta la carreggiata.
Niente da fare, non ci resta che tornare indietro e constatare che siamo di fronte alla solita solfa: probabilmente il proprietario del terreno non vuole intrusi e vuole utilizzare l’area come meglio gli aggrada, le pubbliche amministrazioni, sensibili a giorni alterni alla storia e alla cultura, nulla fanno o nulla possono fare, questo non sarà mai dato saperlo.
E noi qui a sentirci ripetere che abbiamo il patrimonio artistico e culturale più grande del mondo, la nostra grande ricchezza, la nostra prima industria e bla, bla, bla.
Associazione Canino info onlus
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