Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tarquinia - Intervista a Yakir Arbib, pianista israeliano 27enne, che il 5 agosto si esibirà a santa Maria in Castello per l'Etruria Musica Festival

“La mia vita è un grande contrappunto musicale”

di Paola Pierdomenico
Condividi la notizia:

Yakir Arbib

Yakir Arbib

Yakir Arbib

Yakir Arbib

Yakir Arbib

Yakir Arbib

Tarquinia – “La mia vita è un grande contrappunto musicale”.

Una mappa piena di colori. E’ questo lo spartito che Yakir Arbib, pianista israeliano 27enne, usa per i suoi concerti. I suoi occhi non vedono, ma grazie alla musica è riuscito a immaginare il mondo per come i suoi sensi glielo fanno percepire.

Due doni, quello dell’orecchio assoluto e della sinestesia, rendono le sue esibizioni uniche. Come dice lui stesso, una sorpresa per chi lo ascolta con melodie che vengono eseguite una sola volta e mai più.

Yakir si prepara a portare tutto questo a Tarquinia per il concerto del 5 agosto alle 21 nella basilica di Santa Maria in Castello per la 16esima edizione dell’Etruria Musica Festival.

Come nasce la sua passione per la musica?
“Da prima che io venissi al mondo – racconta -, perché mio padre mi faceva ascoltare Johann Sebastian Bach quando mia madre era ancora incinta. E lo faceva ogni giorno. Poi, crescendo, in maniera istintiva, ho sempre provato a fare dei suoni col piano per divertirmi.

Insomma, in casa, c’era sempre musica, da Bach alle melodie napoletane o greche. Mi piaceva tantissimo”.

Poi ha cominciato a suonare.
“All’età di quattro anni ho iniziato a studiare e hanno notato la mia predisposizione”.

Perché proprio il piano?
“Non so bene il motivo. In effetti, è uno strumento complesso e problematico, perché ha un suono molto freddo, nel senso che c’è un meccanismo che fa da intermediario tra chi tocca il tasto e la corda che lo produce. A differenza, per esempio, del violino o del violoncello per cui questo passaggio è diretto. Col piano, è necessario stabilire una connessione personale con lo strumento per creare l’affinità”.

Lei l’ha trovata?
“Il piano, sin da quando ero piccolo, ha fatto parte di me. Spesso camminavo sopra la tastiera e poi, crescendo, ho provato a fare delle melodie. Mi incuriosiva tanto.

Avendo poi, l’orecchio assoluto, riuscivo a ricordare i brani dei dischi che metteva mio padre o che sentivo in radio, e poi li ripetevo. Tutto questo finché non sono andato a studiare in conservatorio”.

Ha il dono della sinestesia. In cosa consiste?
“E’ una condizione in cui due o più sensi si mescolano insieme producendo risultati strani e particolari. Se mi si dice un numero, io vedo un colore. Lo stesso per i giorni della settimana, le lettere e le note musicali.

Se sento un “si”, vedo un nero molto, molto scuro. Scurissimo e che fa da contrasto al rosso del “fa” o al bianco e blu del “sol”. Quando scrivo un pezzo, quindi, cerco di guardare i colori che mi suggerisce. Lo vedo come una mappa di colori e forme astratte e, a mano a mano che mi ci avvicino, si trasformano in note che poi scrivo”.

Come nascono le sue esibizioni?
“La gran parte dei miei concerti ha un repertorio completamente improvvisato. Ci sono dietro tanta preparazione e studio delle composizioni, sia mie che di altri autori che stimo. Nei miei concerti invento tutta la musica al momento e, molto, dipende dall’energia che mi trasmette il pubblico col quale devo collegarmi per ascoltare qualsiasi stimolo mi arriva”.

Qual è la reazione?
“La gente si sente coinvolta e questo alza l’attenzione. Si deve parlare col pubblico. Non è detto infatti che, a un concerto, si debba assistere in un silenzio da cimitero. Serve interazione. Improvvisando, spesso, chiedo ai miei spettatori di darmi un tema o una melodia, che conoscono o che amano, e, da lì, ci costruisco sopra un pezzo mio”.

Un modo per avvicinare alla musica dunque.
“Esatto, perché, soprattutto nel XX secolo, specie dai più conservatori, è stato escluso l’aspetto più istintivo e la musica è diventata, più che un’arte spontanea di creazione, un culto della perfezione. Quasi scolastica. La teoria è importante, ma lo sono altrettanto l’improvvisazione e la creatività. Altrimenti si resta nell’ambito accademico che, a me, non piace molto”.

Che rapporto ha con la musica?
“E’ tutta la mia vita. Sono felice di poter dire che suono per vivere, perché quando lo faccio, creo e riesco a penetrare me stesso, addentrandomi in aspetti della vita che, senza questa connessione, difficilmente riuscirei a conoscere. Studio musica, suono e scrivo. Anche quando sento suoni intorno a me o la voce delle persone che parlano. La mia vita è un grande contrappunto di melodie che mi raggiungono. Non posso separare queste due dimensioni. La musica è quello che vivo e che sono. In qualsiasi momento”.

Quale autore preferisce?
“Bach, perché lo sento da prima che io nascessi, per cui si è creato un misterioso legame. Quando lo eseguo ho una sensazione di tranquillità e pace interiore. “Il clavicembalo temperato”, sono due libri di 24 preludi e fughe, che sto imparando e che ogni giorno mi dà tanto”.

Progetti futuri?
“Dopo il concerto a Tarquinia, parto per una tournée negli Stati Uniti, in cui suonerò con il grande batterista italiano Roberto Giaquinto, che vive a New York e suona coi migliori jazzisiti locali. Abbiamo fatto un disco di musica improvvisata “Sketches on the radio”. Dopo farò un tour di solo piano solo in Canada. Poi in Italia e Germania”.

C’è un posto a cui è più legato?
“Sono nato in Israele da due genitori italiani e sono cresciuto tra gli Usa e l’Italia. Mi sento internazionale, proprio perché ho viaggiato tanto. Non credo molto al concetto di nazione, perché ho incontrato tante culture e, da ognuna, sono riuscito a prendere qualcosa”.

Cosa dovrà aspettarsi il pubblico di Tarquinia?
“Una sorpresa – conclude -. Quello che ascolteremo non lo so e lo ascolteremo per la prima e l’ultima volta quella sera. Mi auguro di vivere insieme in questa avventura in cui, sia io che loro, dovremmo solo lasciarci trasportare dalla musica”.

Paola Pierdomenico


Condividi la notizia:
1 agosto, 2016

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/le-strane-pose-di-milo/