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Tarquinia - Il segretario del circolo Pd Rosati: "Dalla prefettura, mancanza di rispetto verso i sindaci"

“I migranti vanno distribuiti su tutto il territorio”

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Tarquinia - Il neo segretario Pd Piero Rosati

Tarquinia – Il neo segretario Pd Piero Rosati

Tarquinia –  (p.p.) – “I migranti vanno distribuiti su tutto il territorio”.

Piero Rosati suggerisce la via da battere per gestire in maniera adeguata il problema dell’immigrazione. Nessun ammassamento o tendopoli. Ma soluzioni che, per il segretario del circolo Pd di Tarquinia, devono seguire una logica ed essere condivise col territorio.

Proprio la mancanza di concertazione, come sostiene Rosati, è stato l’errore più evidente della prefettura.

“Ho trovato spiacevole – dice Rosati – che si sia approfittato di un argomento così delicato e che investe la dignità delle persone che soffrono perché vengono da situazioni disagiate e di pericolo.

Si tratta di un esercito di ragazzi, madri di famiglia, bambini e persone anziane che sfuggono a quello che sembra essere un destino duro e crudele.

La questione viene affrontata nella maniera peggiore possibile e cioè con le divisioni ideologiche, cavalcando la xenofobia e la paura delle persone nei confronti di questa povera gente. Un atteggiamento per cui, in Italia in generale, e nel caso specifico a Tarquinia, ogni problema diventa insormontabile. Mancano il buon senso e lo spirito di accoglienza che, invece, fa parte della cultura del nostro paese.

Tutti dicono di non essere razzisti. E, in effetti, non lo sembrano, visto che in giro, ci sono tanti extra comunitari che lavorano nelle campagne. Non capisco, però, perché, al tempo stesso, non vengano accolti. Qualcosa non quadra.

Quando riguarda la sfera dell’economia, siamo tutti disposti a dare ai migranti lavori, spesso anche pesanti, ma se si tratta di accoglierli per dare un posto sicuro per dormire e un pasto, facendosi anche carico di qualche sacrificio, allora le cose cambiano e nessuno è più disposto”.

Tarquinia, per Rosati, deve fare la sua parte. Ma secondo una logica. “Significa creare le condizioni per un’accoglienza che sia civile e non sotto un ponte o in una tendopoli con mille persone, come per la Polveriera, che è un posto improponibile. A 40 gradi sotto il sole e senza acqua. Un lager in cui le tensioni trovano l’humus fertile per nutrire l’odio. Siamo all’antitesi dell’accoglienza.

Da parte nostra, abbiamo fatto una proposta, coinvolgendo tutte le associazioni di volontariato, che sono molte e che lavorano bene, la diocesi, altrettanto attiva, e poi le cooperative, per metterci intorno a un tavolo e capire come ricevere i migranti. Non, però, nel numero riportato dalla prefettura, perché per un paese di 17mila abitanti, che ha impiegato secoli per arrivare a questa demografia, un numero sproporzionato significherebbe un passo sociale ed economico insostenibile.

Bisogna quindi distribuirli in maniera corretta su tutto il territorio della provincia. Tarquinia farà tranquillamente la sua parte nel miglior modo possibile”.

Il segretario è in linea col modello dell’accoglienza diffusa, senza ammassamenti. “Metterli tutti insieme in un posto non è accoglienza. E’ mattanza. Certo è che questa situazione ha messo in evidenza delle criticità enormi legate alle politiche europee, perché è incredibile, assurdo e paradossale che noi italiani ci facciamo carico del problema di questo esodo biblico e che, una volta arrivati nel nostro paese, i migranti trovino chiuse le frontiere in Francia, Germania e Austria. Paesi civilizzati con cui, invece, si dovrebbe ragionare per trovare delle soluzioni. Siamo di fronte a un paradosso.

La nostra politica non è sufficientemente forte in Europa per creare i presupposti per l’accoglienza anche altrove. Prima o poi si dovrà sbloccare questa situazione”.

Critiche dure da parte di Rosati per il modo in cui la prefettura ha gestito questa prima fase. “Il “blitz” che la prefetta ha fatto a Tarquinia e Acquapendente per andare a vedere i luoghi senza alcuna concertazione è stato allucinante. Un cotto sul bollito che, tra le altre cose, complica la situazione.

Ha fatto un errore. Ha sbagliato su tutti i fronti, probabilmente presa dall’emergenza e dalle pressioni, ma non avrebbe dovuto muoversi in quella maniera. Avrebbe dovuto chiamare i sindaci, concordare eventuali soluzioni in rapporto a quello che dovrebbe essere un’accoglienza diffusa.

E non fare verifiche senza averle fissate coi comuni. Una mancanza di rispetto nei confronti delle massime autorità dei paesi, Tarquinia in questo caso. Ma è successo anche altrove. Una prepotenza inaccettabile che ha scatenato una reazione. Una mina con un detonatore talmente delicato che un prefetto un pochino più accorto avrebbe evitato”.

Rosati ribadisce la necessità di un percorso condiviso. “Bisogna che le autorità interessate si mettano intorno a una tavolo per fare una conferenza di servizi, coinvolgendo associazioni e valutando paese per paese la capacità di accoglienza, secondo la direttiva del ministero che prevede tre migranti ogni mille abitanti. Bisogna poi individuare le strutture idonee, dando priorità ai nuclei famigliari e soprattutto dobbiamo superare le polemiche politiche che non portano da nessuna parte.

Ho sollecitato i nostri rappresentanti in comune a muoversi in questo senso. Interveniamo subito e anticipiamo eventuali blitz con le nostre proposte. Anche per dare una mano alla prefetta.

So anche che sono arrivate delle richieste per la disponibilità all’accoglienza alle strutture ricettive. In questo periodo estivo, secondo me è un qualcosa che viene preso più come una provocazione che spaventa, visto che gli alberghi sono pieni di turisti.

Una responsabilità troppo delicata, per il momento, che ha creato diverse reazioni di paura perché chi vive di turismo non ha otto mesi all’anno di lavoro, ma di meno. Per cui bisognava essere più attenti alle esigenze delle attività economiche. Comunque – conclude Rosati – è stata solo una richiesta che, per il momento, si è fermata lì. Vedremo”.


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16 agosto, 2016

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