Viterbo – Bye bye stabilimento termale all’ex Oasi.
Se ne parla da anni, una delle tante strutture perennemente in procinto d’essere realizzate nel capoluogo, frutto d’investimenti privati.
Ieri in consiglio comunale, la doccia fredda. “All’ex Oasi – spiega l’assessore al Termalismo Antonio Delli Iaconi – il progetto prevede un albergo termale e una grande piscina. È stato approvato da tempo”.
Parecchio tempo, anzi, troppo. “Parlando con la collega Saraconi – continua Delli Iaconi – mi spiegava che la validità è scaduta. Non è stata ritirata la concessione edilizia e non sono iniziati i lavori”. Concessione che il consiglio comunale, per la struttura sulla Cassia nord aveva approvato nel 2010.
Le cause l’assessore non le ha spiegate, o non le conosce, ma c’era una richiesta da parte dei privati. Disattesa. “Avevano presentato domanda per avere una portata maggiore d’acqua – continua Delli Iaconi – la concessione era limitata a due litri al secondo”. Pochi per il progetto che volevano realizzare.
Così, anziché parlare di nuovi impianti termali, ce ne sarà uno in meno. Per ora l’Oasi resta un deserto. Ci si può consolare con gli altri previsti in città. Tutti rigorosamente sulla carta.
Il tour dei progetti che arrivano dal passato, con destinazione futuro non si sa quanto prossimo, è lungo. Partenza obbligata, le ex Terme Inps. Il consiglio straordinario di ieri ha dato indicazioni a sindaco e giunta di predisporre gli atti per far partire entro marzo 2017 le procedure e affidare a privati il recupero.
Al Palliano: “Siamo in zona termale F4 – osserva Delli Iaconi – è prevista un’area ricettiva e parti residenziali, massimo per il 30%. Non è così alle ex Terme Inps, è vincolata e possono esserci solo strutture alberghiere e di servizio”. Resta la strada da approvare e non solo.
Per il Bagnaccio, acqua bene pubblico su terreno privato, va modificata la delibera che prevede un accordo di collaborazione.
La concessione al Bullicame scade nel 2017. Il comune ha chiesto alla regione d’anticipare il rinnovo, in modo da poter sistemare a sua volta le sub concessioni. “L’amministrazione le può rilasciare – dice il sindaco Michelini – ma solo avendole in possesso”.
C’è poi la zona delle Zitelle. Lì è semplice. L’acqua viene a galla e finisce in un fosso. Fine della storia. La portata è di 10 litri al secondo. Non tutta andrà nei campi, ma è pur sempre uno spreco. Mentre altrove, richieste d’ampliamento portata restano lettera morta.
La situazione va rivista.
“Chi è titolare di un progetto – spiega il sindaco Leonardo Michelini – ha un diritto. L’impegno dell’amministrazione è di portare ciascuna richiesta all’attenzione di giunta o consiglio, procedere con la massima sollecitudine dal momento in cui avremo il piano Piscopo sulle acque termali pronto”.
Giuseppe Ferlicca
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