Viterbo – (g.f.) – “Consumare il necessario e misurare il superfluo”. Masterplan per il centro storico di Viterbo. Ecco il punto di vista degli architetti.
Una città diversa è possibile. Intanto c’è la visione. In sala Regia un altro passaggio per tradurre le idee in atti concreti. A ottobre, il workshop agli Almadiani.
Ieri l’incontro con professionisti ed esperti dell’università Roma Tre e la Sapienza. Per il comune, l’assessore all’Urbanistica Raffaela Saraconi.
“La città guarda al suo patrimonio per capire cosa farne. Oggi non è sufficientemente valorizzato, perché è tanto e importante – dice Orazio Carpenzano responsabile scientifico della ricerca – la città non può produrre costruito e basta. Vanno messi a fuoco i problemi di rifunzionalizzazione di ciò che già esiste”.
Con le eterne domande. Dentro le mura è possibile far continuare a circolare le auto? Come? In che modo intervenire in palazzi che non è possibile toccare più di tanto, ma che avrebbero bisogno d’adeguamenti?
A Viterbo, poi, ci sono i viterbesi. “Dai contatti che sono intercorsi – continua Carpenzano – abbiamo avuto l’impressione che i viterbesi non credano in se stessi. Non nutrono belle speranze. È un popolo molto severo”.
Ma qualcosa pur si aspettano per la loro città. Chi deve progettare, progetti.
“La progettazione deve essere qualcosa di partecipativo, ma i progetti li devono fare i progettisti. L’architetto progetta la sala operatoria, non il medico”.
A ottobre, con il workshop si capirà in che direzione gli esperti romani e non solo, hanno immaginato di portare il capoluogo. Centro storico, ma anche periferie. Dividere le due parto oggi è impossibile.
Poi la palla passerà al comune. Le idee trasformate in atti concreti. E lì verrà il bello.
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