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Politica - Il nuovo giornale di Belpietro dedica una pagina al "compagno S" dalla militanza alle inchieste che lo hanno sfiorato

“La verità” su Sposetti…

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Politica - La pagina dedicata a Ugo Sposetti dalla Verità di Maurizio Belpietro

Politica – La pagina dedicata a Ugo Sposetti dalla Verità di Maurizio Belpietro

Ugo Sposetti

Ugo Sposetti

Viterbo – “L’intoccabile tesoriere che gestisce 3000 immobili dei Ds”. E’ il titolo di un ampio servizio che il nuovo giornale di Maurizio Belpietro, La verità, dedica a Ugo Sposetti. Un’intera pagina a firma di Sarina Biraghi che ripercorre la storia di quello che nell’articolo viene apostrofato come “il compagno S.”.

Con un enorme ritratto dell’ex ferroviere nello stile del realismo sovietico.

“Il compagno S – esordisce l’articolo – l’intoccabile corazzato dalla sua ortodossia veterocomunista, corazza lui stesso del patrimonio di un partito passato dalla falce e martello ai rami di ulivo ai petali di margherita fino a un tricolore.

Parte da Frattocchie – si legge ancora – nel lontano 1971 la carriera nel partito del Migliore per Ugo Sposetti oggi senatore del Pd, ma soprattutto tesoriere di un patrimonio che proprio lui è riuscito a salvaguardare, non senza quealche astuta mossa, compresa quella che gli affida il potere a vita.

Per un’eventuale sostituzione, infatti, sarebbe necessaria una maggioranza qualificata che in un partito dilaniato dalle divisioni non è facile da trovare. Non ammette replica, dunque, sostenendo che del suo successore si occuperà il Padreterno quando sarà al capolinea e che con Francesco Bonifazi, tesoriere del Pd ed ex fidanzato di Maria Elena Boschi, non ha rapporti”.

E ancora: “Faccia da sfinge, Sposetti è un politico disincantato, astuto, esperto che tanto sa e poco dice, che spesso si affida alle battute e alle metafore per evitare troppa “chiarezza”, spacciando per “saggezza” da grande vecchio col baffo da birra Moretti tutte le sue uscite, le più discutibili comprese. L’ultima è quella sullo sfratto per morosità del Pd dalle sedi di proprietà dei Democratici di sinistra”.

L’articolo parla di “3000 mila immobili tra sezioni, federazioni, uffici, bar e capannoni industriali” e aggiunge: “Fin dai primi vagiti della nuova creatura democratica, Sposetti era stato chiaro: “Questa storia delle sezioni dei Ds, che in automatico, diventano sedi del Pd non sta né in cielo né in terra”.

La Verità riporta quindi una “genialata del marchigiano d’origine e viterbese d’adozione e dei 584 milioni di debiti, gran parte dell’Unità, utili però a non costringere i Ds a fondersi con la Margherita, mettendo anche in comune i rimborsi elettorali”. Quindi la mossa di Sposetti: “S’inventa 56 fondazioni autentiche cassaforti del patrimonio immobiliare che fanno capo a una sola persona: Ugo Sposetti”.

Il giornale di Belpietro ricorda quindi le opinioni di chi ha avuto a che fare con Sposetti, come l’ex sindaco di Destra Vincenzo Zaccheo, alla guida di Latina per otto anni che di lui dice: “Un potente del Pd amico degli altri potenti del suo partito. Fu lui, con la sua influenza, a togliere a Latina l’opportunità dell’aeroporto low cost avanzando la candidatura di Viterbo, malgrado non avesse le caratteristiche adeguate a cominciare dalla pista. Una battaglia col supporto del governo di centrosinistra, ma intanto dell’aeroporto viterbese non c’è traccia”.

Viene ripercorsa quindi la biografia del senatore: “Classe 1947, il giovane Sposetti da Tolentino lavora sette anni nella stazione di Orte, per un concorso vinto dopo il diploma di perito tecnico industriale, alle Ferrovie, ma più di vagoni e binari è la falce e il martello che lo hanno conquistato, accendendo in lui il sacro fuoco della militanza politica”.

Si arriva al 1971, quando, si legge ancora, il Pci “gli affida insieme alla futura moglie Angela Giovagnoli, la federazione di Viterbo di cui lui diventerà segretario cinque anni dopo, mentre la neo signora Sposetti si candida in parlamento. Sarà lui stesso, 20 anni dopo, a mettere in vendita quella villa liberty per ridurre i debiti del partito”.

Quindi i passi mossi a Viterbo “una piazza non facile per l’ascesa del compagno” che “nel 1978 diventa presidente della provincia, rossa da soli due anni dopo il regno democristiano. Cinque anni dopo, la forza del Pci consente all’ex presidente di guidare il Centro Merci spa, una delle prime  società italiane a capitale misto (56% pubblico, 44% privato) che dovrà realizzare l’Interporto di Orte, snodo per trasporto su gomma e rotaia”.

Ecco l’elezione a senatore del 1987. “La  moglie-deputata Giovagnoli lascia. Manterrà un vitalizio netto di 4277 euro dopo soli 15 anni di contributi“. E sul tema dei vitalizi: “Mentre il Pd alla camera e al senato diceva sì all’abolizione dei vitalizi ai condannati, il tesoriere si lanciava in una vera requisitoria in difesa della casta e contro le decisioni parlamentari spinte dall’antipolitica e dal populismo imperante: “I vitalizi sono un diritto alla sopravvivenza””.

E sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti il nuovo quotidiano ricorda le accuse del senatore al governo Letta che tacciò di “demagogia e populismo”.

Quindi si legge di uno “scandalo che divampa a Viterbo nel 1991, alla vigilia di tangentopoli: una soffiata anonima – riporta l’articolo – in Procura segnala il pagamento di mazzette ai politici sugli incassi della discarica di Tarquinia per i rifiuti del capoluogo della Tuscia. L’inchiesta colpisce gli esponenti del Psi locale che governa col pentapartito, ma si scoprono altri sprechi che costringono la Corte dei conti a condannare i presidenti Sposetti e il suo successore per l’appalto per la costruzione delle piscine di Capranica e Valentano”.

Poi le esperienze locali e la sua elezione a sindaco di Bassano in Teverina, l’incarico nella segreteria tecnica dal 1996 al 2001 da parte del ministro delle Finanze Visco e la nomina a responsabile della Tesoreria del partito da parte di Fassino.

Nel 2005: “Un’altra inchiesta sfiora il tesoriere della Quercia. All’epoca della fallita scalata a Bnl, fu intercettato mentre parlava con Giovanni Consorte amico a tal punto da raccomandargli di mantenersi evasivo con il segretario Fassino quando appunto gli fosse toccatto di informarlo sulle modalità dell’Opa che Unipol preparava per conquistare la Banca nazionale del lavoro. Quelle intercettazioni lo infastidirono molto, proprio lui garantista vecchia maniera, e Sposetti non soltanto non non ha mai rinnegato”.

E poi l’inchiesta Sistema: “Si parlava di un versamento che l’indagato Giulio Burchi, ex presidente di Italferr, avrebbe fatto su un conto corrente a Sposetti. Lui chiarì che probabilmente era un bonifico a favore delle campagne elettorali o delle fondazioni del Pd e delle loro iniziative politiche e culturali”. E ancora: “Sulla richiesta fatta a Burchi di trovare lavoro a qualche persona, Sposetti smentì ancora una volta senza scomporsi più di tanto: “E’ falso. Ho provato solo a dare una mano come fa la Caritas”.

E infine su Renzi: “Lui che detesta i gazebo, che riteneva la festa dell’Unità un marchio irrinunciabile e le primarie la degenerazione della politica italiana, la degenerazione degli apparati con il vantaggio soltanto per Renzi, contribuì a far stare sereno Letta sostenendo Renzi ad accettare l’incarico a Palazzo Chigi convinto che con Enrico si sarebbero perse le elezioni amministrative ed europee oltre che l’unità del partito.

Perché il compagno S, Ugo Sposetti, tesoriere dei Ds e funzionario di partito con quasi mezzo secolo di militanza nel Pci e post Pci non tradisce mai gli amici. Figuriamoci i compagni”.


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26 settembre, 2016

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