Viterbo – “Legalizzare la cannabis per colpire le mafie”. Il sottosegretario agli affari esteri Benedetto della Vedova è a Viterbo per assistere al trasporto della macchina di santa Rosa. Impossibile però non parlare della legge sulla legalizzazione della cannabis. Il senatore è promotore di un intergruppo parlamentare per il sì.
Multimedia: Intervista video al senatore Della Vedova
La proposta è stata presentata alla camera lo scorso luglio, ma la discussione è slitta a dopo l’estate.
Senatore Della Vedova, quali sono le sue sensazioni?
“Sono ottimista. Mi aspetto che la legge venga approvata. Il tema, da quando l’ho lanciato in parlamento, non solo è cresciuto nelle camere del palazzo, cosa fondamentale, ma sta crescendo anche nell’opinione pubblica. L’idea di superare l’attuale regime criminale per passare, con la regolamentazione, a quello legale è ormai un’idea diffusa. Questa è la cosa più importante. La vera spinta che ci porterà a fare ancora passi avanti, in tempi non biblici, nell’approvazione della legge alla camera. Ripeto, sono ottimista”.
“Legalizzare la cannabis per avere effetti positivi sul piano sociale e sanitario”. Lo ripete spesso. Ma cosa intende?
“E’ il discorso terapeutico sulla marijuana. La cannabis terapeutica, in teoria, già c’è. Nei fatti, pur non essendo né un medico né un paziente, ho capito che anche dove i medici ritengono che per varie patologie la cannabis vada applicata per i pazienti è ancora difficile o costosissimo averla”.
Il testo prevede che chiunque possa coltivare fino a cinque piante di marijuana…
“Sarà possibile coltivare legalmente, e con solo una segnalazione, le piante direttamente a casa. Ma non solo. Legalizzare la cannabis significherebbe legalizzare anche i processi di produzione, trasformazione e commercializzazione. Significa che un mercato che, ci piaccia o no, riguarda milioni di italiani, passerebbe dalle mani della criminalità a quello di organizzazioni legali e imprenditoriali. Significa trasferire risorse dalle mani delle mafie ai bilanci dello stato: a regime potrebbero significare miliardi, perché sulla cannabis si pagherebbero le tasse come su alcool e tabacco. Insomma, avremmo un significativo business in meno per le mafie. Ovviamente le organizzazioni criminali non scompariranno ma inizieranno a non avere più un mercato così semplice e ricco”.
Non sembra poco…
“Ma non finisce qui. Legalizzare la cannabis significherebbe avere anche un controllo totale delle sostanze. Milioni di italiani consumano sostanze di cui nessuno conosce la provenienza. Significherebbe anche iniziare a essere più credibili nel contrasto all’uso da parte dei minori”.
Cosa direbbe a chi si schiera con il no alla legalizzazione?
“Di guardare in faccia alla realtà. Si chiedano se sia meglio che l’amico, il figlio o il nipote che consuma hashish la acquisti da un delinquente che cerca di fargli assumere altro o entri in un negozio in cui può compare una sostanza controllata. A chi dice di combattere sempre e comunque la marijuana perché è una droga, rispondo che ce lo dicevano anche 40, 20 anni fa. Ma il risultato è stato zero. Prendiamo atto dalla realtà. Da parte mia non c’è nessun invito a far consumare hashish. E’ una sostanza nociva, come lo sono droghe legali quali alcool e tabacco. Ma è meglio regolamentarne il consumo, controllarlo e tassarlo. Piuttosto che lasciarlo come è oggi”.
Raffaele Strocchia
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