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Viterbo - Ada Tomasello (Usb) interviene sul presunto arrivo di richiedenti asilo in città

“Non sono merce ma persone con storie, sogni e vite vere”

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Ada Tomasello (Usb Immigrazione)

Ada Tomasello (Usb Immigrazione)

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La notizia, peraltro non confermata, dell’arrivo di 50 richiedenti asilo nella struttura in restauro di via Emilio Bianchi ha gettato nel panico gli abitanti del quartiere. Ed ecco ancora una volta innescata la pericolosa bomba “ignoranza e pregiudizio”.

Ecco partita la raccolta firme da chi non vede l’ora di cavalcare il malcontento per un futuro tornaconto elettorale. Che molti  italiani, di destra e di sinistra, lucrino sull’arrivo di queste persone è cosa ormai conosciuta ai più. Che urinare per strada sia illegale lo sappiamo tutti ma se a farlo è uno straniero diventa “un crimine contro l’umanità”. Ed ecco accendersi gli animi, ed ecco schiere di cittadini pronti a dire la loro con una grinta ed un entusiasmo che se incanalati nella risoluzione dei “veri problemi cittadini” forse, anzi sicuramente non staremmo come stiamo.

Non sto certo giustificando nessun infrazione o illecito compiuto da chiunque italiano o straniero, che va perseguito senza  se  e senza ma.

Voglio solo evidenziare come si sciupino fiumi di parole, con tanto di interviste quando ad infrangere le regole è chi viene da fuori e neanche una sillaba ed una intervista ai “signorotti” che affittano in nero agli stranieri case, a volte delle catapecchie, a prezzi non certo da “equo canone”.

Assisto allibita alla preoccupazione per reati “che potrebbero essere commessi” ma di fatto non lo sono ancora perché i futuri “aggressori o violentatori” non sono neanche arrivati e il disinteresse e l’assoluto silenzio omertoso su reati che tutti i giorni accadono sotto i nostri occhi. Chi di noi non ha conosciuto un straniero, ma anche un italiano per carità, sfruttato sul lavoro, pagato in nero senza nessuna tutela? Chi di noi non conosce una commessa pagata dalle 300 alle 600 euro al mese per otto, quando va bene, ore di lavoro o una colf straniera pagata la stessa cifra ma in questo caso le ore diventano pure 16 o 18? Dove sono  le mamme preoccupate che le loro figlie vengano stuprate da un nero quando, e lo sanno anche i muri, gli assassini delle donne in Italia sono per lo più mariti e compagni delle vittime? Dove sono le sentinelle in piedi, che a Viterbo hanno tanto a cuore la vita di quei due o tre bambini che crescono o potrebbero crescere in famiglie omosessuali, quando la vita di molti bambini viene stravolta  da un padre assassino o da precarie condizioni economiche?

Se Viterbo continua a vedere gli stranieri che stanno qui da venti o trenta anni, che vivono e lavorano onestamente e quelli che sono arrivati dopo come un unica massa impersonale di gente, se non impara che non si tratta di merce ma di persone, con storie, sogni e vite vere, proprio come le nostre, non solo non potrà essere Copenaghen ma non sarà neanche Terni o Perugia dove da anni ormai sono sorte le Consulte degli immigrati dove questi ultimi lavorando e pagando le tasse partecipano e dicono la loro sull’ammistrazione delle città in cui vivono.

A Viterbo invece, qualche anno fa, il Tavolo per la Pace, aveva proposto di dare la cittadinanza onoraria ai bambini figli di stranieri, ma fu cosa già molto complicata solo il riuscire a parlarne ai vari consiglieri. E pensare che la cittadinanza onoraria voleva essere, ed è un diritto simbolico.

Vorrei concludere dedicando uno stralcio di quella poesia di Ernest Henley che fu tanto cara a Nelson Mandela durante la sua prigionia, a quanti come me, credono nella difesa della dignità umana, senza discriminazione alcuna e ai migranti che arrivano nel nostro paese dopo le più inimmaginabili sofferenze: “Dal profondo della notte che mi avvolge, buia come un abisso che va da un polo all’altro,ringrazio qualunque Dio esista, per la mia indomabile anim”.

Ada Tomasello – Usb Immigrazione


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27 settembre, 2016

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