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Vetralla - A nove mesi di reclusione - Prima della sentenza l'uomo si difende in aula: "Nessun pugno, è caduta"

Picchia la moglie che lo vuole lasciare, condannato

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Un'aula di tribunale

Un’aula di tribunale

Vetralla – (r.s.) – Picchia la moglie perché lo vuole lasciare, condannato.

Un’altra storia di maltrattamenti al tribunale di Viterbo. Un altro marito violento condannato. La sentenza per un pastore di Vetralla è arrivata ieri. L’uomo rispondeva di maltrattamenti e lesioni davanti al giudice Silvia Mattei.

A trascinarlo sul banco degli imputati la moglie, che denunciò varie vessazioni in casa: insulti, minacce, mani al collo e schiaffi. In un’occasione la donna sarebbe anche finita al pronto soccorso, dopo che il marito le avrebbe tirato un pugno in pieno volto.

Secondo l’avvocato Tosini, legale di parte civile della donna, in 12 anni di matrimonio le vessazioni sarebbero state continue. “La aggrediva soprattutto quando non si poteva difendere – dice in aula l’avvocato -. La minacciava di impiccarla a una quercia. L’ha mandata in ospedale con parte del volto tumefatto e venti giorni di prognosi”.

Prima della sentenza, l’uomo è stato ascoltato dal giudice. “L’ho conosciuta che aveva una bimba di 15 giorni che ho fatto diventare mia figlia – racconta il pastore -. Il matrimonio è sempre andato bene, finché non ha conosciuto un altro uomo: non era mai a casa, mi mentiva e l’aria si era fatta tesa. Litigavamo spesso, ma non l’ho mai minacciata né insultata o picchiata. Quella volta che è finita in ospedale, era inciampata mentre stavamo discutendo e ha battuto la faccia”.

La difesa ha sottolineato come l’uomo sia stato “uno strumento di salvataggio per la donna, che aveva avuto una vita difficile. Le ha voluto così tanto bene – dice il difensore in aula – da crescere una figlia non sua e darle il suo stesso cognome”.

Dopo più di un’ora di discussione, il giudice ha condannato il pastore a nove mesi di reclusione più il risarcimento dei danni e il pagamento delle spese processuali.


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29 settembre, 2016

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