Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Che i magnifici signori Priori … siano tenuti in futuro ogni anno in perpetuo, sotto il vincolo del giuramento, a far radunare nel giorno nel quale si celebra la festa della beata Rosa, nell’ora delle Messe, nella piazza del Comune, al suono delle campane e allo squillo delle trombe, tutti e ciascuno i Rettori delle Arti della magnifica Città di Viterbo con i loro giurati; e così radunati essi debbano seguire i signori Podestà, Priori, Gonfalonieri e gli altri ufficiali della comunità con luminarie e offerta di cere, e si rechino in processione alla chiesa di Santa Rosa, e lì, deposte le fiaccole e le candele di cera, ricevano la consueta indulgenza, nel modo e nell’ordine delle altre luminarie”
(E. Rava, Ad sonum campanae tubarumque clangorem. Le due delibere del 1512:
edizione e traduzione, CSSRV, Viterbo 2012).
Con queste parole il 18 luglio 1512, Mattia Ugonio vescovo di Famagosta, vicelegato della Provincia del Patrimonio, ratificava la deliberazione del consiglio dei Quaranta del 15 maggio, che prevedeva l’istituzione della luminaria in onore di santa Rosa, da tenersi ogni anno il giorno della sua festa.
Una processione civica che da oltre 500 anni vorrebbe rappresentare tutta la cittadinanza e la sua devozione alla Santa. Eppure ancora oggi sia nel Corteo Storico sia nel trasporto della Macchina non trova alcuno spazio ufficiale una rappresentanza femminile, nonostante quest’anno tra i facchini, nel trasporto della Reliquia del corpo di santa Rosa, ci sia stata una donna.
Fanno eco a questa prassi gli antichi statuti del Comune di Viterbo (rubrica lxviii delle Statuto del 1344 De sollemnitatibus observadis in festivitatibus, ripreso nella rubrica 146 dello Statuto del 1469 Modus et forma festivitatum): essi prevedevano che nell’ordine della processione le donne non avessero una collocazione ufficiale, ma era loro permesso stare in fondo e in ordine sparso (dissoluta turba mulierum).
E’ questo il motivo che ha spinto un gruppo di donne viterbesi a chiedere all’Ordinario di poter esprimere la loro devozione alla Santa con il dono di sette ceri per il Santissimo, che vengono offerti il 4 settembre durante l’offertorio della celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Lino Fumagalli.
Il gesto sarà materialmente compiuto dalla consigliera alle Pari Opportunità, Daniela Bizzarri, a rappresentare l’omaggio del Comune alla sua Santa, collegandosi simbolicamente alla processione civica istituita nel 1512 e a dare “voce, cuore e braccia” alle donne per esprimere pubblicamente e ufficialmente la propria devozione a santa Rosa.
Filippo Sedda
Centro Studi Santa Rosa
Daniela Bizzarri
Consigliere delegato Pari Opportunità
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