Viterbo – Morto a 23 anni, da eroe, mentre nell’estate del 1942 stava sorvolando i cieli di Viterbo. A quota bassa, per cercare un suo compagno pilota che non era rientrato alla base.
Sono gli ultimi scampoli della seconda guerra mondiale. Ma l’aereo che stava pilotando Piero Lupò è intercettato da uno tedesco. In pochi secondi, colpito. Precipita e il giovane muore a soli 23 anni.
Oggi torna a ricordare la sua storia, la Gazzetta del Sud. Perché nonostante il sacrificio del ragazzo originario di Messina, la moglie, Francesca Rizzi, che oggi ha 98 anni, ancora attende che le sia riconosciuta la pensione di guerra. Un adeguamento che le hanno riconosciuto sulla carta e mai applicato.
La sua battaglia dura da una vita e dovrà aspettare ancora. Fino al 15 marzo 2017. Data della prossima e ultima udienza in tribunale.
L’adeguamento pensionistico, come spiega il quotidiano, fu concessa a gennaio del 1983, con decorrenza maggio 1976. Eppure, dopo 40 anni, nulla.
La donna è andata a riposo nel 1981, era insegnante, ma il Provveditorato non le avrebbe riconosciuto i benefici previsti, in quanto vedova di guerra, che invece il suo legale sostiene che le spettino.
Da anni l’avvocato sta portando avanti le ragioni della donna. A marzo, magari, sarà la volta buona.
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