Viterbo – Enrico Franceschini racconta le Brigate rosse, l’evoluzione politica e i collegamenti col gruppo Hyperion e gli oo7 internazionali, alla commissione d’inchiesta parlamentare sul delitto Moro.
L’ex brigatista ha parlato per ore tirando fuori dalla storia particolari su cui far luce come la figura di Moretti, capo della seconda generazioni di brigatisi, l’ipotesi che ci fossero altri personaggi, rispetto a quelli conosciuti e processati, a gestire l’operazione militare di via Fani e, soprattutto del ruolo dei servizi segreti affermando che proprio” i servizi potrebbero aver condizionato il superclan”.
“Sottolineo il richiamo di Franceschini a non semplificare la complessità del fenomeno eversivo di cui fu fondatore – ha commentato il presidente della Commissione, Giuseppe Fioroni a Repubblica – ma ad osservarlo all’interno del contesto geopolitico che ne ha influenzato le scelte. Inoltre, trovo utili le riflessioni sull’utilizzo degli infiltrati e sul ruolo del gruppo Hyperion, come l’analisi sulla rapida trasformazione del gruppo brigatista che, nel volgere di pochi anni, dal ’74, anno dell’arresto di Franceschini, al ’78, acquisisce una sorprendente capacità militare ed anche culturale, se si pensa agli interrogatori cui fu sottoposto Aldo Moro. Franceschini ci fa capire esplicitamente che le persone che aveva conosciuto durante la sua militanza, in sostanza, non avevano quei livelli di operatività”.
Tanti i dubbi sollevati che ora la commissione dovrà tentare di sciogliere.
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