Orte – “Manolo non sentirti in colpa, te lo chiedo a nome di tutti. Diego ora è un angelo e prega per te e per la vostra famiglia” (fotocronaca – slide).
Il parroco di Orte cerca di alleviare con parole di affetto il dolore della famiglia Romagnoli, nel giorno dei funerali del piccolo Diego, morto a un anno e mezzo, travolto dall’auto guidata dal padre. Ma non ci sono parole che riescano a guarire una ferita così profonda.
Centinaia di persone sono lì, di fronte alla cattedrale, già mezzora prima della funzione. Nessuno dice niente, tutti vogliono dimostrare la vicinanza alla famiglia e a Manolo in particolare. Con gli occhi gonfi e lo sguardo smarrito aspettano che il piccolo feretro bianco entri in chiesa per l’ultimo viaggio di Diego insieme ai suoi cari.
Con la bara arrivano anche i genitori del bimbo: papà Manolo e mamma Debora. Si sostengono a vicenda, anche se restare in piedi è difficile. Manolo piange, si lamenta a voce bassa e fatica a salire i gradini della chiesa. Alcuni conoscenti si avvicinano e lo abbracciano, ma lui ha gli occhi persi, fissi sulla bara del suo secondogenito, ucciso da una tragedia troppo grande.
Tre giorni fa, domenica, alle 12,40 Diego è morto sul colpo dopo esser stato investito dall’auto del padre, che procedeva in retromarcia. La procura per far luce sulla dinamica ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Nel registro degli indagati c’è il nome di Manolo Romagnoli, ma è solo una formalità. L’incidente è fin troppo chiaro.
“Tutte le persone che sono qui presenti oggi – ha detto il parroco durante l’omelia – vi saranno vicine. A nome loro esprimo solidarietà e dolore per la vostra famiglia. Ma Diego non non ha bisogno della nostra preghiera. Lui è un angelo e pregherà per voi”.
Un piccolo angelo, troppo piccolo. Meno di un anno fa Diego era in quella chiesa per ricevere il Battesimo. Il sacerdote se lo ricorda bene.
“Era il 18 ottobre – dice dal pulpito -. Con quell’acqua santa gli abbiamo tolto il peccato originale e adesso lui è un santo, perché il male non lo ha nemmeno sfiorato. In questo momento siamo storditi, affranti, disorientati, ma guardiamo questa bara bianca e cerchiamo di vedere quel piccolo angelo che è in Paradiso”.
La morte di Diego è una tragedia umana enorme per tutti. Ma in modo particolare per il suo papà.
“Manolo non sentirti colpevole – lo implora il parroco -. La nostra vita è un cammino misterioso e non sappiamo mai quanto duri. Un padre e una madre mettono al mondo i propri figli, ma a volte, purtroppo, devono subire il forte strappo di vederli volare via così presto. La sofferenza è immensa, ma non sentitevi mai colpevoli”.
Infine uno stimolo a ritrovare al più presto la serenità di tutti i giorni.
“Sarà dura – conclude il sacerdote – riprendere in mano la quotidianità. Sarà dura per mamma Debora che ancora lo allattava al seno e soffrirà il distacco improvviso anche per questo. Sarà dura per Manolo, per la loro prima figlia, per i nonni. Ma sappiate che ora avete un angelo custode speciale: il vostro Diego”.
Ad accompagnare il feretro bianco fuori dalla chiesa solo pochissimi fiori. La famiglia ha preferito chiedere ai presenti un’offerta che sarà devoluta ai bambini meno fortunati dell’Ecuador.
Dopo la messa funebre sono stati liberati in cielo dei palloncini bianchi a forma di cuore. Infine, un lungo applauso ha salutato per l’ultima volta il piccolo Diego.
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