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Viterbo - Intervengono il presidente Fabrizio Pini e il direttore Petronio Coretti

Pecorino romano, la Cia ricorre al Tar del Lazio

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Fabrizio Pini

Fabrizio Pini

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La Confederazione italiana agricoltori esprime la propria soddisfazione per il dissequestro al caseificio Formaggi Boccea di Emanuele Marella, delle 500 caciotte con il marchio “Cacio romano”, sequestrate dal Nac (Nucleo anti contraffazione) dei carabinieri.

Era sembrato da subito un atto illegittimo e ritorsivo del Consorzio di Tutela del pecorino romano verso i produttori del Lazio.

Bene ha fatto l’assessore Hausmann ed i consiglieri Panunzi, Sabatini e Valentini, insieme alla Cia, ad attivarsi per chiedere l’immediato dissequestro e denunciare l’arbitrio del Consorzio di tutela.

Non bisogna però distogliere l’attenzione dall’elemento prioritario di contenzioso con il Consorzio di tutela del pecorino romano, ossia il Piano per l’offerta programmata del pecorino romano.

A proposito del quale ci sono due novità.

La prima: il Consorzio di tutela per l’annata di produzione 2016/2017, ha ulteriormente ridotto in valore assoluto la quota assegnata ai produttori del Lazio (“I Buonatavola Sini” di 151 q.li da 6.083 q.li a 5.931 q.li) in quanto ha ridotto a 250mila q.li la produzione programmata del 2016/2017 rispetto a quella del 2015/2016.

Ciò a significare che il Consorzio di tutela procede per la propria strada senza alcuna considerazione per le richieste avanzate dalla Regione Lazio in sede di tavolo ministeriale.

La seconda novità viene dalla risposta del ministro Martina all’interrogazione di Alessandra Terrosi, dove pur dichiarando “la disponibilità nell’individuazione di idonee soluzioni finalizzate a valorizzare il comparto ovino laziale”, il ministro ribadisce la legittimità del decreto ministeriale, omettendo il fatto che la illegittimità deriva non dall’approvazione dei dueterzi dei produttori, bensì dalla procedura di definizione del piano che ha del tutto escluso il Lazio, Regione in testa, interpellata solo a cose fatte. Alla interrogazione di Oreste Pastorelli il ministro non ha ancora risposto.

In ragione di ciò la Cia ha dato mandato all’avvocato Claudia Polacchi per la costituzione ad adiuvandum al Tar del Lazio nel ricorso promosso dai Buonatavola Sini contro il Consorzio di tutela e contro il Mipaaf.

La Regione Lazio, a nostro parere, dovrebbe fare la stessa cosa, perché in mancanza di un accordo al tavolo ministeriale, sarà il Tar (udienza del 10 gennaio 2017) a dirimere il contenzioso ed in caso di esito negativo, il Lazio dovrà abbassare la testa di fronte all’arroganza del Consorzio di tutela ed agli errori del Mipaaf.

Chiediamo all’assessore Hausmann:
1. di costituirsi al Tar prima possibile;
2. di convocare al più presto il tavolo di filiera ovina del Lazio per definire una politica unitaria della filiera;
3. di promuovere un accordo di filiera attraverso gli interventi e le risorse disponibili nel Psr Lazio 2014/2020 per rilanciare il settore ovino, promuovere il consumo di Pecorino Romano del Lazio, sostenere il riconoscimento della Dop Cacio Romano.
Il Lazio ha un potenziale produttivo di pecorino romano del 20% ed una quota produttiva assegnata del 3%. Il Lazio deve poter sviluppare il proprio potenziale produttivo e migliorare la tracciabilità del pecorino romano del Lazio affermandone la provenienza e riconoscibilità verso i consumatori.

Fabrizio Pini
Presidente Cia Viterbo

Petronio Coretti
Direttore Cia Viterbo


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28 ottobre, 2016

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