Viterbo – Fa sempre piacere, quando visitiamo monumenti importanti nelle altre città, ritrovare tracce di eccellenza che ci riconducono alla provincia di Viterbo.
A Bergamo, per esempio, mi è capitato di trovare testimonianze di Bonaventura da Bagnoregio, al secolo Giovanni Fidanza (nato nel 1217-1221) cardinale, filosofo, teologo, soprannominato Doctor Seraphicus, che insegnò alla Sorbona di Parigi e fu amico di San Tommaso d’Aquino.
Uno splendido affresco, custodito sulla parete meridionale del transetto della Basilica di Santa Maria Maggiore della Città Alta di Bergamo, di autore anonimo, secondo le cronache realizzato probabilmente tra il 1342 e il 1347, raffigura il cosiddetto “Albero della Vita” descritto nel famoso “Lignum Vitae”, prezioso opuscolo di alta spiritualità cristiana, scritto dal francescano Bonaventura da Bagnoregio nel 1260.
Si tratta di un grande albero con dodici rami, sei per lato, a cui sono appesi quattro tondi, nei quali sono raffigurate scene dell’infanzia, della Passione e della Glorificazione di Cristo. Un’occasione straordinaria quella di ammirare a quest’opera, riportata completamente alla luce soltanto nel 2015.
Nell’affresco Bonaventura da Bagnoregio è al centro, inginocchiato davanti all’albero, e tiene in mano un cartiglio con su scritto: “Iesum Cristum predicamus cru[cem]”. Accanto a lui, in sospensione vicino alla base del tronco, il rosso cappello cardinalizio attributo agiografico di Bonaventura da Bagnoregio.
Sulla sinistra sono Santa Chiara, San Francesco e la Madonna. Sulla destra, invece, sono San Giovanni Evangelista, San Ludovico di Tolosa e Sant’Antonio da Padova. Alla base dell’affresco, all’interno di una cornice, Poco al di sotto della figura di San Bonaventura, è un’iscrizione che recita: “VENERABILIS VIR DOMINVS FRATER BONAVENTVRA
DE BAIARIO ROMANVS DE ORDINE FRATRVM
MINOR ET GENERALIS MINISTER ET EGREGIVS
IN SACRA PAGINA DOCTOR MAXIMAE SANCTITATIS
QVI POSTEA FVIT EPISCOPVS ALBANENSIS SANCTAE
ROMANAE ECCLESIAE CARDINALIS INRVALLA MIRABILIA
SVA OPERA COMPOSVIT LIBRVM DEBONO IESV IN
QVO PVLCRE ET DEVOTE DECLARAVIT PRO AEDIFICATIONE
OMNIVM FIDELIVM HANCIMAGINARIAM SANCTAM
ET DECORAM ARBOREM VITAE IN SACRA SCRIPTVRA
VETERIS TESTAMENTI PRAEFIGVRATAM QVAM
DNS GVIDIVS DE SVARDIS VIT NOB.S AC SING.I PIETATE
ORNATVS SVA DEVOTIONE SVISQVE EXPENSIS HIC
DEPINGERE FECIT ANNO A NATIVITATE DOMINI MCCCXLVII”. Particolare curioso: nell’iscrizione è scritto “Bonaventura de Baiario” per indicare Bonaventura da Bagnoregio. Un errore? Un toponimo raro? Un’abbreviazione per indicare la splendida Civita viterbese? Agli studiosi esperti il compito di risolvere il dilemma.
Silvio Cappelli
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