Civita Castellana – E’ importante che una comunità si assuma la responsabilità, uno stile di vita di fronte a varie situazioni di sofferenza e di precarietà (immigrati, sfrattati, emarginati, poveri).
E nel momento che ci chiniamo sul povero, dobbiamo fare riferimento all’esortazione più volte ripetuta dal santo Padre: in pratica di “Farsi voce di chi non ha voce”.
Una comunità che non vive la carità è morta, la prova della vitalità è la carità.
I padri della chiesa dicevano: “Condividere con il povero, non quello che esce dal piatto, il superfluo, ma quello che è nel piatto”.
Una scelta di condivisione “con” e “per” gli ultimi, una scelta che c’invita a non avere nessuna sicurezza fondata sui beni terreni, ma su quelli eterni.
La pastorale della carità: è la pastorale dell’amore di Dio e non la pastorale dell’amore umano. La nostra carità verso gli altri è un dono di Dio.
L’amore di Dio è più grande di noi e viene prima di noi, l’amore si testimonia trasmettendolo.
L’apostolo Paolo nella lettera ai Colossesi al capitolo 3, invita a spogliarsi dell’uomo vecchio per rivestirsi di Cristo.
E sopra tutte queste cose, vestitivi della carità che é il vincolo della perfezione.
Convegno Diocesano Caritas
Sabato 5 novembre dalle 9,30 alle 16
Parrocchia San Giuseppe Operaio di Civita Castellana
“Caritas in parrocchia: libera opzione o imperativo del Vangelo?”
Interverrà monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma
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