Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Prendo spunto dal piacere (e l’onore) di aver portato, seppur sinteticamente all’attenzione (venerdì mattina scorso, su Rai 1), una delle magnifiche realtà agroalimentari di eccellenza della Tuscia, l’olio extravergine di oliva Dop Tuscia, come l’olio extravergine di oliva biologico e convenzionale e, l’olivo della Tuscia, nel caso specifico nell’areale di Montefiascone.
Globalizzazione, crisi politiche, guerre, embarghi, bolle speculative, e altro ancora; è un fiume in piena di problematiche di rilevanza nazionale ed internazionale che quotidianamente ci travolge, si abbatte, che piaccia o no, su tutti noi.
Allo stesso tempo, invece di lamentarsi, rimpiangere, invidiare, criticare, oggi più di ieri, credo che proprio questa (la nostra) Terra, la Tuscia, debba lavorare per ‘esportare’ tutto il suo valore, le sue unicità, le sue radici, innescando un circolo virtuoso capace di determinare benefici, non solo in termini economici, per tutti coloro che lavorano e s’impegnano quotidianamente con professionalità, ed allo stesso tempo con amore e passione, per questo splendido territorio.
La mancanza di una valorizzazione adeguata delle produzioni agroalimentari della Tuscia è evidente/tangibile; le differenti filiere sono in sofferenza, non solo per problemi contingenti di carattere generale/nazionale, ma anche (e soprattutto) perché non s’intravede una concreta regia/politica in grado di aggregare e valorizzare opportunamente, per le differenti filiere, quanto il mondo, non solo l’Italia, dovrebbe invidiarci e richiederci in maniera opportuna.
Non c’è un settore, dall’ortofrutta, al lattiero-caseario, passando per la frutticoltura, la zootecnia, per arrivare a tutti i prodotti ‘Agrofood’ riconosciuti a livelli Eu per cui la filiera agroalimentare della Provincia di Viterbo/della Tusca, non debba recitare un ruolo da Protagonista nel panorama nazionale e soprattutto internazionale.
Ci sono moltissime realtà produttive di eccellenza e l’Università della Tuscia, unica come polo universitario di riferimento per tutta la Regione (e non solo) per la formazione e la ricerca di eccellenza nel settore agroalimentare; questi contesti necessitano ‘solo’ di essere posti nelle migliori condizioni per parlarsi, scambiarsi opinioni, problematiche da risolvere, idee da sviluppare in concreto; è una condizione ideale per tutti, facciamone tesoro, ma con fatti concreti/azioni tangibili; non aspettiamo di seguire gli esempi di altri territori, quando possiamo (e dobbiamo) portare l’Agroalimentare della Tuscia ad essere un modello di riferimento per gli altri.
Alcuni esempi ci sono già, certo; diversi singoli imprenditori, alcune realtà associative, anche in virtù di collaborazioni sviluppate con l’ateneo della Tuscia sono esempi concreti ma, potenzialmente, il tutto è ancora molto poco rispetto a quanto realmente questa provincia, questo territorio, può e deve assumere in termini di rilevanza economica, culturale, sociale in virtù dei prodotti della sua terra.
Abbiamo delle potenzialità uniche. Dobbiamo essere capaci di sviluppare delle criticità positive al fine di determinare un ‘Territorio virtuoso’ conscio delle proprie radici, delle proprie eccellenze per arrivare a farsi apprezzare in areali/mercati dove oggi hanno ‘successo’ prodotti agroalimentari di gran lunga inferiori sotto molti punti di vista a quelli della Tuscia.
A livello nazionale, politicamente parlando, siamo passati dal ‘che c’azzecca’ al ‘mi consenta’ a ‘capre !’, fino al ‘V-Day’; ma, contestualmente, a livello locale cosa è cambiato per l’agroalimentare della Tuscia? Le nostre produzioni agroalimentari hanno conquistato nuovi mercati? Se sì, di quanto? No? Perché? Abbiamo migliorato le tecniche agronomico-colturali? Abbiamo ridotto l’impatto della chimica nelle produzione agroalimentari nella Tuscia? I sistemi di marketing, le attività promozionali di carne, latte, olio, vino, frutta, castagne, nocciole, patate, pomodori, kiwi, ecc., ecc. prodotti nella Tuscia come (e se) si sono evoluti?
Alcuni dei quesiti importanti che necessitano di risposte adeguate tramite un lavoro congiunto, professionale e scientifico allo stesso tempo, e che sono alla base di un presente (non un futuro prossimo) da far nostro, senza aspettare particolari aiuti/assistenzialismi ‘divini’.
Riallacciandomi al servizio di Rai 1 di venerdì sul nostro l’olio extravergine di oliva, gli operatori Rai al termine del servizio erano in estasi.
Erano così affascinati/trasportati dai sapori, dagli odori, dall’atmosfera, come dalla professionalità degli imprenditori agricoli conosciuti, che hanno voluto sapere quanto più possibile sia per divulgarlo, sia per tornare nel nostro territorio per assaporarne le numerose prelibatezze.
Il frantoinano (Cigo), al momento dei saluti gli ha detto ‘e ricordatevi; quanto avete visto ed assaporato oggi, che vi ha colpito cosi tanto, è perché l’uomo è ciò che mangia’ (‘e ciò che beve’ ho aggiunto io).
Ecco, credo che in questo concetto sia compreso tutto quello che, in termini di tradizioni, valori, umanità, qualità, peculiarità, conoscenze, eccellenze, politiche, debba essere raggruppato, con la reale e concreta collaborazione delle differenti componenti, in un‘unicum tale da permettere alle produzioni Agroalimentari della Tuscia, di recitare il ruolo che meritano.
Giorgio M. Balestra
Dipartimento di Scienze agrarie e forestali (Dafne)
Università degli Studi della Tuscia
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