Firenze – Lacrime vere, ma di gioia.
Il piccolo Matteo sta bene e il peggio sembra passato. Per capirlo basta leggere lo sguardo di papà Leonardo Bonucci.
Ospite dell’edizione di ieri della Domenica sportiva, il calciatore viterbese è intervenuto dal ritiro di Coverciano, dove si trova con la Nazionale Italiana.
Il difensore si è raccontato a tutto tondo, parlando della sua carriera, della stagione in corso, del suo rapporto con i tifosi della Juventus e soprattutto della malattia che ha colpito il suo secondogenito.
“Sicuramente è stato un periodo difficile – ha raccontato con molta commozione il calciatore – e ringrazio i tanti tifosi juventini e non di avermi dimostrato solidarietà, affetto e vicinanza.
Matteo ha dimostrato di essere un guerriero e non ha mai mollato. E’ riuscito nel miracolo di unire i tifosi di tutte le squadre, senza pensare alla maglia che indossa il padre.
Ora la situazione è migliorata, sta bene. Certe cose ti cambiano e ti fanno crescere: quando scendo in campo lotto per la maglia che indosso, specialmente per quella che tifavo, ma è normale che queste cose ti facciano dare il giusto peso alle cose.
Quando faccio il mio lavoro in campo va bene che risulti antipatico. Fuori dal campo i tifosi sanno come sono, e spero che possano apprezzare questo mio essere”.
Sempre nel corso della puntata di ieri Leonardo Bonucci ha poi ricevuto una simpatica sorpresa, con le telecamere della Rai che sono andate a far visita alla sua Viterbo (video).
Ad aspettare la Ds nel capoluogo della Tuscia i nonni e gli amici più stretti del calciatore, che hanno svelato alcuni segreti relativi al calciatore.
“Il gioco del calco – ha spiegato il nonno – lo abbiamo nel dna. Sapete quante botte ho preso da ragazzino perché andavo a casa con le scarpe rotte?”.
Un immagine resa ancor più divertente dal racconto della nonna: “Dentro quel cortile – ha svelato Angela Calevi – Leo giocava sempre a calcio. A volte il pallone andava nel cortile della ‘Peppa’ e lei glielo bucava”.
Quindi i vecchi compagni di squadra. “L’allenatore spiegava una cosa – hanno raccontato – e lui la capiva in un istante. La spiegava a noi e ci mettevamo il triplo del tempo. Era già un professionista anche fuori, quando noi facevamo le nostre serate e qualcuno eccedeva, lui al massimo alle 10 e mezza andava a casa”.
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