Viterbo – (g.f.) – Palestra a Santa Barbara ancora chiusa. Tutta colpa dei cessi. Che ancora non ci sono.
L’impresa doveva portare a compimento i lavori, ma ha deciso di ritirarsi. A un passo dal traguardo.
“La ditta – dice il dirigente Lavori pubblici Giovanni Cucullo in commissione – non vuole continuare l’appalto. Ne ha facoltà. L’importo mancante è pari a 12mila euro, pari a circa il 5% del totale”.
Mancano i servizi igienici, non quelli degli spogliatoi, ma in uso (futuro) per il pubblico”.
Il comune adesso dovrà terminare diversamente l’opera. A riportare d’attualità l’argomento, è il consigliere FI Giulio Marini in terza commissione. L’esponente azzurro ha qualche dubbio.
“Mi risulta che il ribasso d’asta sia stato pagato e non contabilizzato – osserva Marini – questo potrebbe creare problemi. Ci sono state modifiche a tetto e facciata rispetto al progetto iniziale. Quanto valgono per la ditta?”.
Ma quando si riuscirà ad aprire la palestra? “Voglio capire – si domanda Gianmaria Santucci (Fondazione) – quello che manca per renderla fruibile, cosa serve per completarla”. I bagni mancano di sicuro.
“Sono finanziati – replica l’assessore Alvaro Ricci – perché i 12mila euro non sono stati assegnati e quindi saranno spesi. Con questo intervento si chiude”.
Resta la parte esterna. Il percorso della salute non è stato realizzato. Non c’è stato l’ok da parte del ministero per utilizzare i soldi risparmiati con il ribasso d’asta.
Ma sul resto: “È una bella opera – osserva Cucullo – è stata conclusa. Per i servizi igienici ci vogliono dieci giorni di tempo. La parte importante è che siamo arrivati alla fine. Se si devono fare contestazioni su tetto e facciata, è un altro aspetto. Importante è che il comune abbia contezza di quanto fatto”.
Dopo la palestra, le terme al Paliano. In commissione arrivano le tavole da parte dell’impresa in cui si prende atto delle modifiche richieste in consiglio comunale. La parte termale sale dal 70 all’80% e di conseguenza cala al 20% quella residenziale.
Come fa notare Santucci (Fondazione) con una domanda nella sostanza non cambia nulla. “Come fisionomia e ingombro – osserva l’architetto Capoccioni – nessuna modifica.
C’è solo un mutamento della destinazione d’uso, con una riduzione della parte abitativa”.
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