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Viterbo - Mammagialla - Protesta dei poliziotti penitenziari fuori dal carcere per chiedere risposte all'amministrazione

“Pochi agenti, zero sicurezza e troppi rischi”

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Viterbo - La manifestazione della polizia penitenziaria fuori Mammagialla

Viterbo – La manifestazione della polizia penitenziaria fuori Mammagialla

Viterbo - La manifestazione della polizia penitenziaria fuori Mammagialla

Viterbo – La manifestazione della polizia penitenziaria fuori Mammagialla

Viterbo - La manifestazione della polizia penitenziaria fuori Mammagialla

Viterbo – La manifestazione della polizia penitenziaria fuori Mammagialla

Viterbo – (p.p.) – “Pochi agenti, zero sicurezza e troppi rischi”.

Poliziotti penitenziari in protesta davanti Mammagialla. Ieri, per tutta la mattinata, le bandiere delle sigle sindacali hanno svettato fuori dal carcere. Una protesta per dire basta alle condizioni di lavoro ritenute insostenibili dagli agenti.

Troppo pochi per i troppo rischiosi compiti che i poliziotti sono costretti a portare a termine ogni giorno. Specie dopo i recenti episodi che, negli ultimi mesi, hanno visto diversi detenuti dare fuoco alle celle, alle coperte e al carcere stesso, con agenti che sono finiti in ospedale.

“Da quanto abbiamo annunciato la manifestazione e l’inasprimento dello stato di agitazione – dice Danilo Primi (Uspp) – non abbiamo ricevuto risposte. Nessuno, ai vertici, ci ha ascoltato o ricevuto.

Per noi, dunque, questo non è che un inizio di protesta e continueremo a manifestare un disagio che credo sia unanime, visto che, mi pare di condividere una linea comune anche con le altre sigle sindacali.

Se entro le feste, non avremo ancora notizie, saremo pronti ad andare avanti con iniziative sotto la prefettura e altro. Non ci fermiamo. L’amministrazione non ci ha dato modo di sospendere la protesta e noi non possiamo rimanere indifferenti”.

La carenza di personale e soprattutto di sicurezza sono, per i sindacati, le priorità su cui intervenire. Non solo, però. “Perché, per esempio, i sottufficiali del Rom, in caso di piantonamento, vengono accompagnati presso le unità di medicina protetta e noi no? Mi chiedo da cosa dipenda questa disparità di trattamento”.

Primi continua: “In carcere, tra il personale, il malumore è diffuso per questo senso di abbandono a cui ci hanno ormai abituato la direzione e il comando. Come consigliere nazionale Uspp, credo sia arrivato il momento di un cambiamento. Un avvicendamento ai vertici verso cui, secondo me, il personale non nutre ormai più alcuna fiducia.

Anche lo scorso fine settimana, gli agenti sono stati costretti a lavorare in numero ridotto e nessuno si è preoccupato delle condizioni insostenibili che hanno dovuto affrontare.

Il carcere – conclude Primi – è abbandonato a sé stesso e al sacrificio di chi va a lavorare. Pretendiamo risposte in tempi brevi”.

 


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13 dicembre, 2016

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