Viterbo – (p.p.) – In pensione il più longevo vigile urbano di Viterbo.
Ha iniziato a lavorare quando a Viterbo era sindaco Nando Gigli ed è arrivato fino a oggi con Leonardo Michelini.
Carlo Marcoaldi, 64 anni all’anagrafe e 42 di servizio al comando dei vigili urbani, dal primo gennaio 2017 attacca divisa e blocchetto al chiodo.
Quasi un’istituzione per la città e per chi, in tutti questi anni, lo ha visto passare col suo sguardo attento e mai severo.
Chiude la carriera da maggiore e ripercorre questi anni con un pizzico di emozione. “Inizio come vigile in motocicletta – dice Marcoaldi -, poi nell’86 divento istruttore di vigilanza, il cosiddetto “marescialletto” e ancora oggi mi ci chiamano.
Poi, per sette anni, sono passato al servizio interno come responsabile dell’ufficio procedure sanzionatorie. Dopo, sono andato alla segreteria del comando, sono diventato tenente e, da sei anni, sono maggiore”.
Marcoaldi dice di avere bellissimi ricordi e di non essere mai stato troppo severo. “Quante multe ho fatto? Il minimo indispensabile – scherza -, insomma solo a chi lo meritava davvero. E questa cosa mi è stata sempre riconosciuta.”.
Ottimi i rapporti coi colleghi e coi sindaci. “Sono partito con Nando Gigli e tanti ne ho incontrati lungo il mio percorso.
Con ognuno di loro, mi sono trovato bene e ho avuto il massimo rispetto… Ricordo Ascenzi, che è stato un grande signore, ma anche Fioroni, Meroi e il rapporto quasi fraterno con Giulio Marini.
Coi miei colleghi, sia durante il servizio su strada che come capo turno, c’è stato sempre molto affiatamento.
Li ringrazio per la collaborazione negli anni e ringrazio i comandanti che si sono succeduti negli anni tutti i componenti del corpo di polizia locale e in particolare gli operatori e gli addetti alla vigilanza del territorio che in modo particolare hanno dimostrato professionalità in occasione delle varie manifestazioni, anche con carenza di personale”.
E sulla sua carriera non ha dubbi. “E’ il lavoro che ho sempre desiderato, ogni giorno l’ho fatto con passione e attaccamento al dovere. Al comando – conclude Marcoaldi – ho trovato una famiglia”.
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