Viterbo – La Banda del racconto compie 17 anni.
Il regalo più bello?
“Il Master in Narratore di comunità – dice Antonello Ricci, docente del nuovo percorso di studi istituito dall’Università degli Studi della Tuscia – che partirà a gennaio. Per iscriversi c’è tempo fino al 30 dicembre”.
Diciassette anni in prossimità del 2017. Portasse sfiga?! “No – risponde come sempre schietto Ricci – nessuna sfortuna. Sfatiamo invece un mito. Diciassette sarà il nostro porta fortuna, l’anno del Narratore di comunità. Un compleanno importante per tutta la Banda” di cui Antonello Ricci è il punto di riferimento. In assoluto.
“Diciassette anni – spiega Ricci – che muovono i loro passi a cavallo tra il 1999 e il 2000. Il narratore di comunità nasce da un lungo percorso avviato e realizzato da soggetti attivi culturalmente a Viterbo e nella Tuscia che insieme hanno scoperto delle metodiche di narrazione pubblica di cui la ‘passeggiata racconto’ è il luogo simbolo, sebbene le attività svolte siano state tante e altrettante sono quelle tuttora in corso”.
Una storia che prende avvio sul sito dell’antica città di Castro, nel comune di Ischia, distrutta nel 1649 dopo il saccheggio, l’assedio e la deportazione dei suoi abitanti, nel cuore della maremma laziale. E prosegue con la Selva del Lamone a Farnese. Fino alla prima “passeggiata” del luglio 2003 nei luoghi pasoliniani attorno a Chia e alla battaglia per l’Arcionello del settembre successivo.
“Una battaglia civile – spiega Antonello Ricci – per non cancellare l’ultimo residuo di medioevo rurale incassato come una scheggia fossile a poche decine di metri dalle mura della città di Viterbo. Una battaglia vinta restituendo quanto scrisse Calvino, Bianciardi, Pasolini e Stevenson. Battaglie e passeggiate che ci hanno permesso di prendere coscienza di un modo nuovo e inedito di raccontare paesaggi e memorie elaborando una figura nuova che non ha riscontri a livello nazionale, il narratore di comunità, che sta inoltre riscontrando grande attenzione da parte della Regione Lazio dimostratasi più volte sensibile a questo approccio innovativo e ricco di prospettive sia culturali che turistiche per tutto il territorio.
A partire da quello della Tuscia. Il paesaggio, direbbe Zanzotto, come conglomerato geologico. Perché ogni luogo raddensa in sé tutte le storie di coloro che l’hanno vissuto, lavorato, praticato, percorso, raccontato, dipinto. Tutte quelle storie stanno lì. Recuperare le fonti – ed è anche quello che insegneremo al Master – significa quindi fare una sorta di regia e lavorare a un testo che poi vai a restituire direttamente nel luogo che lo ha ispirato. Immagini, parole e musiche che tornano a manifestarsi di nuovo riportando la vita. Un po’ come sfregare la lampada di Aladinho per far uscire fuori il Genio. Un genio che – chiude Antonello Ricci – con il narratore di comunità si chiama appunto Genius Loci”.
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