Viterbo – C’è, nella raccolta di scritti di quel grande uomo che fu per la città e la provincia Sandro Vismara (Cara Viterbo, 2014), un capitolo dedicato ai riepiloghi degli “Avvenimenti dell’anno che muore e premesse di buon auspicio” dove, ad ogni gennaio, si ripetono due distinte notazioni: una di ottimismo e un’altra che riporta alla realtà.
Perché, si sa, nessun nuovo anno può essere, da solo, meglio di quello che l’ha preceduto.
Così, nel 1960 un “inizio con tempo splendido, ma il 4 cadono i primi fiocchi di neve”; nel 1967 “tempo sereno e temperatura mite il primo, ma per la befana neve e freddo con intralci alla circolazione….”.
Nel 1971 “Canzonissima porta novanta milioni a Orte, però aumenta il prezzo del latte”. La Befana del 1973 “sembra portare a Viterbo un’autostrada, ma l’Attigliano – Palidoro crollerà prima di essere costruita”.
Nel 1972, i fattori si invertono “cominciamo male; malgrado l’ottimo lavoro, Franco Bruni non è confermato assessore regionale… però Rossellini gira a Castel S.Elia Sant’Agostino e fa più notizia Massimo Ranieri alla Vam”.
Tre anni dopo “il 1975 comincia col freddo e gravi lutti…però a Tuscania sono consegnate 280 case nel villaggio Gescal”.. Nel 1978, di nuovo segni di buon auspicio “comincia a funzionare il Consultorio Famigliare e la signora Goletti dà alla luce tre bambini, ma c’è tempesta sul lago di Bolsena e all’Istituto Case Popolari”. Fino al 1980, quando gennaio inizia col “tempo bello, ma la minaccia viene dal mare. Però si abolisce l’elenco dei poveri”.
Fosse ancora qui, quel rigoroso e talora ironico formatore di generazioni di giovani che, da giornalista libero, fu costante pungolo dei politici, insomma il professor Vismara, per questo capodanno 2017 ci avrebbe richiamato al Dialogo di Leopardi tra un venditore di almanacchi (gli antichi istruttivi calendari) e un “passeggere” interessato all’acquisto.
Laddove lo smaliziato saggio venditore – che di anni vecchi da dimenticare e di nuovi su cui sperare inutilmente ne aveva visti tanti – al passeggero che lo consolava perché “la vita che è una cosa bella, non è la vita che si conosce ma quella che non si conosce, non la vita passata ma la futura” rispose con una parola sola : “Speriamo!”.
Intanto, però, incassava i trenta soldi dell’almanacco che aveva piazzato.
Auguri a tutti.
Renzo Trappolini
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