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L'irriverente

Passerà pure questo Natale

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Quest’anno che viene di domenica, Natale sembrerà che passi prima. Dispiacerà a quelli che lo aspettano per esagerare col magro, col grasso, col dolce e con l’amaro, prima delle bollicine e dei giochi da società famigliare che cambia.

Ed ai cambiamenti – che non hanno bisogno di riforme, perché ci pensa la vita a riformare in peggio – ad essi l’Irriverente pensa, quando immagina, la sera del 24 ed il giorno dopo, i bambini che non hanno un padre cui mettere la letterina sotto il piatto, perché quella vita gliel’ha tolto ed a scuola la maestra li ha costretti a provare a scriverla comunque la letterina senza indirizzo.

O alle donne e agli uomini che da nessuno saranno mai chiamati mamma e papà, perché quella vita si è distratta quando ha costruito il loro corpo, ma i parenti, che i figli li hanno, insistono perché vadano con loro alla messa di mezzanotte. Là dove un vescovo in abiti luccicanti, cappello ornato di pietre preziose ed un bastone d’argento che chiama “pastorale” proclama, così agghindato, di essere emulo dei pastori poveri raffigurati nel presepe, accanto ad un bambino vegliato dalla mamma e da un brav’uomo che gli fa da padre, ma non lo è. E il suo bastone è di legno.

L’Irriverente pensa a loro e alle ormai tante case dove un bambino soffre perché ha vicino la mamma ma non il papà , il quale sta facendo giocare, in un’altra casa, il figlio di un’altra che soffre come lui.

E ai bambini che la vita ha reso orfani o senza casa per colpa dell’uomo; meglio per l’avidità di soldi di pochissimi contemporanei (troppo chiamarli uomini) protettori di venditori d’armi, che però vanno in chiesa la notte di natale e si danno il bacio della pace.
Per questo, Natale immalinconisce l’Irriverente che ripensa al giovanissimo posteggiatore abusivo pakistano e musulmano che stamattina gli ha parlato solo con gli occhi furbi ed il sorriso di chi non ha più niente da perdere tranne che farlo sentire un verme se non gli aumenta la mancia.

Anche lui ha conosciuto un Gesù “figlio di Maria e profeta di Dio” leggendo il suo Corano dove non si parla di bue e asinello ma neanche di tir sanguinari o di assassinii di ambasciatori.

Il suo Dio è il medesimo della messa di mezzanotte e l’Irriverente va a ritrovarlo in sé stesso quando, passate le feste, entra – come fosse per caso – in una chiesa sperduta e vuota con la donna che gli è accanto da una vita e che, anche lei, ha in se quel Dio senza pastori e re magi col quale discutere di cose di terra e non di stelle.

Renzo Trappolini


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24 dicembre, 2016

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