Viterbo – “Cala la cassa integrazione, ora serve un patto per la Tuscia”. Fortunato Mannino, segretario della Cisl, commenta i dati di uno studio del sindacato sul ricorso alla cassa integrazione, condotto a livello regionale, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2016.
In particolare, nell’ultimo anno, spicca nella Tuscia la diminuzione delle ore autorizzate.
Un elemento che, per Mannino, non deve essere sottovalutato. “Il ricorso alla cassa integrazione – dice il sindacalista – sembra essersi affievolito: si passa, infatti, dai 3 milioni 134mila 500 ore del 2015 al milione 739mila 308 del 2016.
E’ il segno che la provincia di Viterbo ha agganciato una lieve ripesa. Bisogna quindi rafforzare questi dati e far sì che continuino a diminuire”.
Come? Mannino ha le idee chiare. “Con un patto per la provincia che possa rilanciare il territorio, puntando allo sviluppo dei settori strategici, a partire dall’edilizia per passare al turismo, l’agroalimentare e quindi il polo della ceramica di Civita Castellana.
Senza dimenticare poi il termalismo, che non rappresenterà la soluzione, ma che è da considerarsi una buona terapia d’urto per la ripresa del tessuto socio-economico”.
Nello specifico: “La cassa integrazione ordinaria – spiega Mannino – passa dal milione 186mila 001 del 2015 a 655mila 189 del 2016. Un calo probabilmente dovuto alla ripresa delle aziende e, in parte, anche al piano per gli ammortizzatori sociali previsto dal governo Renzi.
Poi abbiamo quella straordinaria, che riguarda le grandi imprese ed è quindi quella che smuove i grandi numeri, in termini di posti di lavoro, e anche qui si passa dal milione 267mila 319 ore del 2015 a 898mila 878 del 2016.
Infine, la cassa integrazione in deroga che da 681mila 180 passa a 185mila 241: un calo significativo, dovuto purtroppo anche alla proroga di soli tre mesi dello scorso anno”.
Sui songoli settori, per Mannino, non ci sono dati da reputare particolarmente allarmanti. “Nell’industria si va da 1.665.049 del 2015, a 1.012.049 del 2016; bene anche l’edilizia che passa da 485.783 a 283.443, quindi l’artigianato da 166.732 a 55.632 e infine il commercio da 821.896 a 383.934“.
Mannino rilancia la sua idea. “Non possiamo essere miopi – conclude il sindacalista – e dobbiamo rafforzare i numeri della cassa integrazione per portarli a livelli ancora più bassi. Al più presto, quindi, deve essere realizzato un piano di sviluppo per la Tuscia che coinvolga Provincia, Prefettura, Comune, organizzazioni sindacali e di categoria e unioni datoriali. Una sinergia utile a pilotare gli investimenti dirottandoli alla crescita del territorio”.
Paola Pierdomenico
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