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Cultura - Rischiarono la vita per salvare la famiglia del commendator Enzo Fornari dal rastrellamento del ghetto di Roma e dalla deportazione

Giorno della memoria, Vetralla celebra i coniugi Cecchini

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Vetralla

Vetralla

Vetralla – Riceviamo e pubblichiamo – Nelle sessione del 10 marzo 2015, la Commissione per la designazione dei Giusti, istituita dallo Yad Vashem – l’ente preposto alla Memoria degli Eroi e dei Martiri dell’Olocausto – sulla base delle prove e delle testimonianze che le furono presentate, deliberò di rendere onore a Derna Peruzzi e Saturno Cecchini, i quali, durante il periodo dell’Olocausto in Europa, misero a rischio la propria vita e quella dei loro figlioletti per salvare la famiglia del commendator Enzo Fornari dal rastrellamento del ghetto di Roma e dalla deportazione.

La commissione conferì loro la medaglia dei Giusti fra le Nazioni e il loro nome rimarrà inciso per sempre sulla Stele d’Onore del Giardino dei Giusti, presso lo Yad Vashem, a Gerusalemme.

Sulla medaglia si legge “Chiunque salva una vita è come se salvasse il mondo intero”. “Pianterò nel deserto il cedro, l’acacia, il mirto e l’albero da olio…” (Isaia, 41,19): così, Lilly Fornari, allora bambina, attraverso il Keren Kayemeth LeIsrael in Italia, ha già fatto piantare in Israele ulivi in onore di Derna e Saturno e del figlio Mario ed essi sono entrati anche a far parte del Popolo degli Alberi.

Ieri, 27 gennaio, Giorno della Memoria, gli amministratori comunali di Vetralla, a Cura, nell’aiuola prospiciente l’edificio della scuola primaria, alla presenza della popolazione e di scolaresche di ogni ordine e grado, con una sentita e condivisa cerimonia, hanno messo a dimora un “albero da olio” a perenne ricordo e riconoscenza dei coniugi Cecchini.

I Pizzicalaluna, alunni della classe III C di Vetralla, hanno disvelato la lapide che riporta i nomi dei nostri “passeurs de vie”, desiderosi di diventare anch’essi capaci di inedito, pienezza e abbondanza di vita, anche a costo del personale soffrire; di evocazione, di pensiero genealogico e coscienza storica, per ri-prendere, ad ogni alba, coscienza dell’importanza del bisogno di fare memoria e ri-tornare, dopo ogni secca, a raccontare e raccontarsi e compiere, insieme, gesti significativi di condivisione; per imparare a saper raccontare anche le “altre memorie”, “ricordare il futuro”, con il suo educare a una interconnessione dinamica tra i luoghi della memoria e i luoghi che avverranno, fra storia e speranza, “tra Passato e Futuro” (H. Arendt); per rendersi abili a trasmettere modalità problematiche circa il ragionare sul mondo, esprimerlo, “contarlo” e viverlo direttamente, con accostamenti ravvicinati e contaminazioni; per maturare rispetto per la memoria di ciò che ha preparato ogni presente; per sperimentare una identificazione che si realizzi dentro un tramandare di memorie, credenze, codici e norme avvalorate da pratiche e da gesti quotidiani, da bisogni e desideri, aspirazioni, tensioni emozionali ed espressive; per fare della propria vita un “esperimento ininterrotto”, “divino”, quasi… così come continuano e continueranno ad insegnarci i nostri giusti.

Angelarosa Trevi


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28 gennaio, 2017

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