Viterbo – “Mi compro casa davanti a te e ci porto tutti negri”. Entra in consiglio comunale e inveisce contro il banco della giunta. Durante la seduta, dove per regolamento non è consentito l’intervento da parte del pubblico.
Invece si è consentito d’inveire verso il banco della giunta e contro la stampa, Tusciaweb nel dettaglio. Il sottoscritto per la precisione.
Protagonista del poco piacevole siparietto, Alberto Abatecola, che pure in altre occasioni ha preso parte alle sedute, intervenendo su questioni legate al centro storico. A volte in modo più pacato, in altre fino a essere portato fuori dalla sala.
Ieri, decisamente l’uscita peggiore. Non perché se la sia presa con questa testata o con il sottoscritto, ben poca cosa, ma perché sia stato consentito d’inveire contro assessori, in particolare Alvaro Ricci, destinatario della frase.
Sono in corso le interrogazioni, quando nel pieno del dibattito si è diretto verso il tavolo della stampa, gridando: “’Sto gran sòla, maschietto di bottega che deve lavorare il suo padrone e a voi padroni”.
Dai banchi, fra i consiglieri c’è chi sorride.Il siparietto piace, ognuno si diverte come può. Chi presiede l’assemblea ringrazia pure Abatecola, mentre esce dalla sala.
Lui è un fiume in piena: “Il cazzo mettilo nel culo. Mettilo nelle chiappe del culo, hai capito sòla?”. Poi si gira verso i consiglieri. Vuole forse spiegare l’abuso di cazzi e culi nel suo forbito eloquio: “Mi ha detto, hai rotto i coglioni. Sto gran sòla maschietto di bottega del padrone”.
Tanto astio, per un articolo su volantini affissi in pieno centro storico, deturpandolo. Poco belli da vedere.
Ma i gusti sono gusti. Probabilmente quelli di Abatecola sono diversi e da come si è espresso non deve avere gradito.
Ma ancora meno bella, la situazione che si è generata, in particolare per il dove. La sala del consiglio. Tanto che poco dopo è stato lo stesso sindaco Leonardo Michelini a prendere la parola per stigmatizzare.
“E’ stato increscioso – dice Michelini – invito anche la polizia locale, affinché certe situazioni siano evitate.
Ma voglio dire anche altro. Su certi sorrisi che ho visto. Io non sono abituato a sorridere quando si offendono gli altri, anche se sono i miei peggiori avversari o testate giornalistiche a me più avverse e che mi attaccano.
Dobbiamo rispettare la dignità di tutti e soprattutto di questa sala. Io rispetto tutti, ma esigo che questa istituzione che noi rappresentiamo, debba essere rispettata da tutti”.
Poi la solidarietà. “A chi è stato offeso. Sia a livello personale sia a livello di giornale – continua Michelini – e mi auguro che certe situazioni non si abbiano più a ripetere. Manteniamo il decoro che il nostro ruolo esige.
Da nostri comportamenti o ammiccamenti possono dipendere situazioni antipatiche che sicuramente non fanno bene alle istituzioni”.
Giuseppe Ferlicca
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