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Viterbo - Il militare ferito nel blitz al termine di un'estenuante trattativa in una casa in centro la sera della macchina di Santa Rosa

Si ferisce coi cocci dello specchio, carabiniere la salva due volte

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Tenta di uccidersi con i cocci di uno specchio rotto la sera della macchina di Santa Rosa del 2011, nella sua casa di piazza della Rocca, minacciando di infierire sul carabiniere-eroe che sta tentando di salvarla. Il militare è l’unica persona che sia riuscita ad entrare nella sua camera da letto, aprendo una lunga trattativa per convincerla a desistere e affidarsi alle cure del 118.

La donna, che quel pomeriggio era in preda alla disperazione per una grave notizia familiare, è finita sotto processo per resistenza a pubblico ufficiale. Ma alla fine, dopo cinque anni e mezzo, è stata assolta dal giudice Rita Cialoni grazie alla testimonianza della stessa vittima, il carabiniere che ne 2011 le ha salvato la vita e ieri l’ha salvata da una condanna penale. Nonostante quel giorno, per afferrarla durante un attimo di distrazione e affidarla ai sanitari, abbia riportato una serie di ferite e sia dovuto ricorrere anch’esso alle cure del pronto soccorso.

“Era disperata per la grave notizia ricevuta. I familiari non riuscivano a calmarla e hanno chiamato il 118. Lei si è asserragliata nell’ultima stanza in fondo al corridoio e non li faceva entrare – ha raccontato – . Allora hanno chiamato i carabinieri.  Io mi sono fatto avanti da solo e abbiamo cominciato a parlare. Attorno aveva tantissimo sangue, era piena di ferite lacerocontuse e continuava a procurasele altre con i cocci di uno specchio rotto. Siamo andati avanti a palare per un tempo lunghissimo, fino a quando l’ho bloccata approfittando di un attimo di distrazione. In quel momento mi sono ferito o forse mi ha ferito, non lo so, ma non voleva farmi del male, voleva restare sola e continuare a fare del male a se stessa. Era in uno stato di agitazione allucinante, così ha detto cose del tipo lo faccio a me, lo faccio pre a te”, ma non era in sé”. Giudice e pm hanno capito ed è stata assolta.


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20 gennaio, 2017

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