Viterbo – A proposito di neve e terremoto.
Ricordate le vecchie littorine o i possenti locomotori elettrici che riuscendo fendere la neve collegavano i centri piccoli di quest’Italia dagli ottomila comuni?
Fossero stati ancora vivi i “rami secchi” tagliati dai governi innamorati della gomma (in dodici anni 1200 chilometri) probabilmente molti dei paesi oggi isolati per neve non lo sarebbero stati.
Soprattutto nella dorsale appenninica colpita da terremoto e maltempo, ma anche altrove. La cosa, infatti, riguarda anche noi se è vero che la commissione trasporti della Camera pur convinta della utilità pubblica, anche a fini turistici, della Ferrovia Civitavecchia Orte pare ci abbia ripensato e si debba ricominciare tutto da capo.
Anzi il timore è che non se parli più, tranne che nel convegno organizzato per venerdi 3 febbraio a Gallese dagli “irriducibili”del Comitato per la ferrovia. Ci saranno parlamentari e consiglieri regionali: ma, per favore, astenersi dalle chiacchiere. Insomma non promesse ma iniziative concrete in parlamento e alla Pisana, se si è in grado di prenderle.
E le vecchie Province? Terremoto e neve – rivelando scollamento ed inefficienze dell’intervento pubblico ( salvato dall’impegno personale dei singoli soccorritori, che meriterebbero ben più di un grazie, ma strutture valide e riconoscimenti finanziari seri).
A parte la frettolosa confluenza del Corpo Forestale nell’Arma dei Carabinieri – hanno dimostrato l’errore di aver smontato l’organizzazione delle province prima che il popolo lo decretasse – e non l’ha fatto – senza interventi adeguati perché alle relative competenze qualcun altro immediatamente provvedesse, ma tagliandone i finanziamenti, pure quelli per il sale che i cantonieri spargono sulle strade e che, se sparso tempestivamente, avrebbe forse reso meno tragico quanto è accaduto sotto il Gran Sasso.
Ai parlamentari di cui sopra, a quelli che con nome e cognome si stanno candidando a rappresentarci, si può chiedere subito un impegno o – se sono già nel Palazzo – la firma di un progetto di legge per riformare la disastrosa legge che ha cancellato le province?
Lo possono fare senza chiedere permessi ai loro capi, o, come si definiscono oggi, ai “capibastone”, perché l’ha deciso il “popolo sovrano”.
Renzo Trappolini
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