Viterbo – (g.f.) – Quattordici viterbesi uccisi e gettati nelle foibe. Per la giornata del ricordo, il 10 febbraio, il comitato della Tuscia ricorda i martiri e i 350mila esuli istriani.
Domenica alle 10,30 da piazza del Teatro, partenza del corteo fino al monumento a valle Faul. In comune, la presentazione dell’iniziativa.
“A Viterbo – spiega Silvano Olmi, segretario del comitato 10 febbraio – con l’amministrazione Gabbianelli fu realizzato il monumento a valle Faul, voluto anche dal compianto assessore Antonio Fracassini.
Sono state 14 le vittime di Viterbo. Sulle foibe ancora oggi c’è il tentativo di sminuire quanto avvenuto ed è importante, anche solo il patrocinio da realtà come comune e provincia.
E’ triste negare quanto avvenuto”. Quest’anno la ricorrenza assume un valore particolare: “Il 10 febbraio 1947 – continua Olmi – fu firmato il trattato di pace per la Seconda guerra mondiale con cui si cedeva la zona b agli slavi. Un pezzo d’Italia perduto. Sono passati 70 anni dal trattato di pace”.
Maurizio Federici, presidente provinciale del Comitato 10 febbraio ricorda come nel 1998 fu Antonio Fracassini a volere che una piazza fosse intitolata ai martiri, a valle Faul.
“Quando io ero consigliere comunale – dice Federici – e poi il monumento a Carlo Celestini, il primo infoibato viterbese che è stato individuato. Ne sono stati scoperti anche oltre 14. Dedicheremo loro un libro, parleremo con i sindaci dei comuni dove sono nati, per l’intitolazione di una via.
Noi siamo pronti a denunciare per il reato di negazionismo chi ancora oggi nega che ci siano state vittime o le deportazioni. Erano 350mila italiani. Ci saranno stati fascisti, ma anche antifascisti. Le leggi ad historiam non si fanno”.
In sala del consiglio, il ricordo commosso del generale di brigata Antonio Laruccia, esule istriano, da molti anni residente a Viterbo. “Dopo l’occupazione di Tito – ricorda Laruccia – ci siamo trasferiti a Verona. Per gli anziani fu difficile inventarsi un’altra vita.
La mia famiglia fu fortunata. Vivemmo per un anno a Verona in una stanza sola. Tanti altri hanno vissuto per anni nei campi. Ho impiegato una vita .perché dai miei documenti risultasse che io non sono nato in Jugoslavia o Croazia, ma sono italiano. Due volte italiano”.
Il presidente del consiglio Marco Ciorba stigmatizza come alcune alte cariche dello Stato non parteciperanno alle manifestazioni programmate in questi giorni: “Ma noi come comune e come sempre, lo faremo”. L’assessore Giacomo Barelli invita a non dividersi: “Non ci sono morti di serie a o di serie b. Non è la ricorrenza di una parte d’italiani, ma di tutti. Non dobbiamo dividerci”.
Il collega Antonio Delli Iaconi conferma la presenza domenica del comune all’iniziativa: “Come sempre – osserva Delli Iaconi – l’atteggiamento del comitato è di condivisione e pace e ne va dato atto agli organizzatori”.
ELENCO PROVVISORIO GENERALE
Aggiornato al 6 febbraio 2017
Ridotto per gli organi di stampa
VITERBESI DECEDUTI IN SEGUITO A
DEPORTAZIONE, FUCILAZIONE O INFOIBAMENTO.
ANGELETTI Finimaldo, di Emilio, nato a Nepi (VT) il 8 maggio 1913, Sotto Brigadiere della Guardia di Finanza,
Dopo la proclamazione dell’armistizio, il 12 settembre 1943 è catturato dai tedeschi e internato. Il 2 settembre 1944 evade dal campo di concentramento in Serbia e rimane sbandato in territorio Jugoslavo. Il 19 novembre 1944, mentre é alla macchia, viene catturato dai partigiani slavi e fucilato a Plevia (Pljevlja, Montenegro).
BACCHI Augusto di Egildo e Pelosi Francesca, nato a Acquapendente (VT) il 20 aprile 1920, Guardia di Finanza in servizio a Trieste.
I partigiani comunisti italo-sloveni, con l’inganno, il 2 maggio 1945 lo fanno prigioniero nella caserma di via Udine assieme ai suoi commilitoni della Prima Compagnia. I finanzieri sono trasferiti nella scuola di Roiano, un rione di Trieste e infine deportati in Jugoslavia nel famigerato gulag di Borovnica (Slovenia). Augusto Bacchi vi muore per grave deperimento organico il 26 giugno 45, in seguito alla fame e alle sevizie subite. La salma riposa presso il sacrario militare caduti “Oltremare” di Bari.
BIGERNA Otello fu Luigi e fu Chiara Tannozzini, nato a Acquapendente (VT) il 05 ottobre 1887. Civile, primo ragioniere impiegato della Prefettura, residente a Gorizia.
Prelevato a San Pietro di Gorizia il 13 settembre 1943 da partigiani comunisti italo-sloveni. Scomparso, quasi sicuramente infoibato. Svolgeva l’incarico di commissario prefettizio del comune di Spineto.
Il suo nome è presente in un elenco, consegnato nel marzo 2006 dal Ministro degli Esteri della Slovenia alla Prefettura di Gorizia, che contiene i nomi di 1048 persone. Bigerna è tra quelli scomparsi prima della data del 1 maggio 1945.
BROCCHI Francesco (detto Franco), nato a Civita Castellana il 23 settembre 1915, brigadiere dei Carabinieri. “Prestava servizio di ordine pubblico – racconta un concittadino, Angelo Angelini detto Gino, classe 1921, che all’epoca era marinaio in servizio nell’arsenale di Pola – al termine della guerra lo invitai ad andarcene e a cercare di raggiungere Civita Castellana. Ma lui volle rimanere, per dovere e anche perché era legato sentimentalmente con una donna del posto. Infatti, quando la guerra era finita da qualche tempo, a Civita Castellana giunse una signora con una bambina per cercare Franco. I famigliari mi chiamarono e io confermai che effettivamente Franco aveva una relazione con questa donna. Madre e figlia furono accolte e rivestite e rimasero a Civita Castellana per 5-6 mesi, poi non le vidi più.”
CAROSI Ennio fu Giovanni e Margherita Discendenti, nato a Carbognano (VT) il 15 febbraio 1912, vice brigadiere dei carabinieri. In servizio presso il comando stazione carabinieri di Pisino (Pola). Prelevato a Gorizia dai partigiani comunisti italo-sloveni. Deportato in Jugoslavia e scomparso, probabilmente infoibato il 7 maggio 1945 a Gorizia.
CELESTINI Carlo, di Crescenziano e Annita Moretti, nato a Viterbo il 6 marzo 1922, Sergente dell’Esercito, scomparso, infoibato nel 1945 presumibilmente il 28 aprile, a Dyakovo.
CORINTI Pierino, di Vincenzo e Brugiani Alfrida, nato a Castiglione in Teverina (VT) il 24 gennaio 1911, Guardia di Finanza.
Finanziere della Legione Territoriale di Udine della Guardia di Finanza, “fucilato da partigiani jugoslavi” a Canebola di Faedis (UDINE) il 26.04.1945.
Nel 1945 Corinti era in forza in un distaccamento della Guardia di Finanza nei pressi di Udine. Nell’aprile dello stesso anno svolgeva servizio di vigilanza presso un magazzino viveri e foraggi a Buttrio, alla periferia di Udine.
Negli stessi locali, con mansioni amministrative, era in servizio anche un sottufficiale tedesco, il quale, avendo compreso la tragedia del momento e nella speranza di aver salva la vita, fece causa comune con i partigiani di Tito operanti nella zona. Il tedesco convinse i partigiani comunisti jugoslavi ad aggredire la caserma dei finanzieri, nella certezza che i militari non avrebbero fatto uso delle armi.
Nella notte del 25 aprile 1945 un gruppo di partigiani irruppe nella caserma dei finanzieri intimando la resa incondizionata e obbligandoli a seguirli per combattere i tedeschi.
Giunti nella località di Canebola, frazione di Faedis (Udine), i nove finanzieri capirono di essere caduti in una fatale imboscata tesagli da elementi infidi e avversari degli italiani. Infatti, vennero divisi in tre gruppi e condotti sotto buona scorta nelle impervie località di Iasbena, barbaramente fucilati e gettati in una foiba. I loro corpi saranno ritrovati il 19 luglio 1945.
LUPATTELLI Luciano di Ippolito e Corona Mancinelli nato a Vetralla (VT) il 24 maggio 1906, coniugato con Antonia Cecchetti di Soriano nel Cimino. Carabiniere della Legione Trieste in servizio a Muggia (TS) ucciso da partigiani comunisti sloveni il 24 aprile 1944 e poi gettato nella foiba di Aquilinia, frazione di Muggia. Venne ucciso perché testimone scomodo della morte di un suo collega, il carabiniere Gastone Englaro, anch’esso ammazzato e buttato in una foiba. Sembra infatti che, per evitare che rivelasse i nomi di chi lo prelevò, anche Lupattelli fu arrestato e infoibato.
MANCINI GIULIO, di Virgilio e fu Emma Lupino, nato a Civitella d’Agliano (VT) il 19 settembre 1922. Carabiniere ausiliario. Presta servizio nella caserma di Gradisca d’Isonzo (Udine). La sera del 24 giugno 1945 chiede il permesso per recarsi a Gorizia per prendere degli indumenti. Giunto in città é catturato dai partigiani di Tito i quali, dopo averlo torturato per tutta la notte, all’alba lo uccidono con un colpo di pistola alla nuca, tipico dei killer comunisti. Il cadavere viene trovato il giorno successivo, alle ore 11, alla periferia di Gorizia, all’altezza della fornace di via del Poligono.
MERLANI Cesare di Luigi e Sestilia Della Rosa nato a Viterbo il 21 febbraio 1909. Impiegato comunale. Il 25 giugno 1940 è richiamato in servizio al Comando Legione di Trieste della Regia Guardia di Finanza, in servizio nella caserma di via Udine. Abita con la moglie a Trieste, in via Petrarca n.7. I partigiani comunisti italo-sloveni il 2 maggio 1945 con l’inganno lo fanno prigioniero nella caserma assieme ai suoi commilitoni della Prima Compagnia. I finanzieri sono trasferiti nella scuola di Roiano, un rione di Trieste e infine deportati in Jugoslavia nel famigerato gulag di Borovnica. Deceduto nel gulag di S. Vito di Lubiana (Borovnica) per deperimento organico nel mese di luglio 1945 in seguito alla fame e alle sevizie subite.
QUADRACCI Vincenzo di Lanno e Genoveffa Martini nato a Bassanello (VT) (oggi Vasanello) il 22 maggio 1894. Vice Brigadiere di PS, coniugato, presta servizio a Trieste. Il 6 maggio 1945 i partigiani comunisti sloveni della minoranza locale lo prelevano dalla sua abitazione di Duino Aurisina in via delle Cave n. 55. Viene portato prima nelle carceri di Sesana (oggi Sezana, in Slovenia) e successivamente deportato il 24 maggio 1945 nel campo di concentramento n. 74 di Donje Polje in Slovenia, matricola 3567, dove sembra fosse ancora vivo alla data del 20 agosto 1948, ma non rispose mai alle lettere inviategli dalla moglie.
Altre fonti indicano che il Quadracci sarebbe stato prelevato dalle carceri di Sesana e trucidato il 25 maggio 1945 ad Equile Lipizzano, ex provincia di Trieste, oggi Lipica in Slovenia.
RICCI Giovanni, Nato a Bassano in Teverina (VT) il 18 febbraio 1915, di Antonio e Antonia Viani. Finanziere del I Battaglione Mobilitato della Guardia di Finanza.
Internato dai tedeschi in Jugoslavia dal 9 settembre 1943 in seguito agli avvenimenti dell’armistizio, è trattenuto in prigionia anche oltre la fine delle ostilità dalle truppe del maresciallo Tito. Deceduto nel campo prigionieri di Bor (Jugoslavia – Serbia) il 26 luglio 1946. Investito da una frana prodottasi in una galleria della miniera di rame di Bor, dove era costretto a lavorare in condizioni di semischiavitù..
Della sua morte si viene a conoscenza casualmente, grazie a un militare della Guardia di Finanza rientrato dalla prigionia.
TAMANTINI Fabio di Giulio e Anna Borghesi, nato a Viterbo il 25 dicembre 1907. Guardia scelta di PS, in servizio a Fiume. Ivi catturato il 3 maggio 1945 da partigiani comunisti italo-croati. Fucilato a Grobnico (Fiume) nel massacro che costò la vita a 77 italiani tra Carabinieri, Agenti di PS e Guardie di Finanza, perpetrato dai partigiani titini il 14 giugno 1945.
TIBURZI Giovanni, fu Lorenzo e di Ippolita Lucia, nato a Cellere (VT) il 24 agosto 1916, celibe, vice brigadiere dei carabinieri. Catturato dai partigiani jugoslavi, viene fatto salire su un camion assieme ad altri commilitoni e di lui non si hanno più notizie.
A compiere la maggior parte degli arresti e dei massacri sono i militi dell’OZNA, Odjeljenje za zaštitu naroda – sezione per la difesa del popolo. Questo strumento del terrore comunista, durante il conflitto svolge compiti di polizia militare ed effettua il controllo politico all’interno delle unità dell’Esercito di liberazione jugoslavo. Alla fine del 1946 cambia nome in UDBA, Uprava državne bezbjednosti – amministrazione statale per la sicurezza, e transita alle dipendenze del Ministero dell’interno con compiti di polizia segreta. Sia l’OZNA che l’UDBA sono il braccio armato del partito comunista jugoslavo, provvedendo alla sicurezza di Tito e delle personalità del regime e alla spietata repressione degli oppositori.
Ogni volta che le truppe jugoslave entrano in una città, l’OZNA si scatena con arresti effettuati non in maniera casuale, ma seguendo precisi elenchi stilati molto tempo prima da elementi locali, partigiani comunisti slavi e italiani. La repressione comunista colpisce personalità cittadine, sia fascisti che noti antifascisti non comunisti, funzionari statali, militari, agenti di polizia, carabinieri, guardia di finanza e guardie carcerarie. A Fiume, ad esempio, sono arrestati e deportati per destinazione ignota almeno 78 membri della locale Questura, 50 della Finanza e 10 carabinieri.
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