Viterbo – (g.f.) – Interporto di Orte, il comune di Viterbo è rimasto col cerino in mano.
Da anni si discute dell’uscita dalla società da parte di palazzo di Priori. Non essendo attività strategica per l’ente, ma nonostante i buoni propositi, palazzo dei Priori continua a mantenere le quote. Diversamente dai comuni di Terni e Narni e della regione Umbria, che hanno lasciato.
“Si tratta di un’attività a trenta chilometri da Viterbo – dice Gianmaria Santucci (Fondazione) in commissione – non ha pertinenze e non si capisce come mai il comune continui a farne parte”.
Il problema sono le quote, ovvero le azioni. Per uscire occorre venderle, possibilmente senza rimetterci.
“Altre realtà pubbliche – osserva il ragioniere capo Stefano Quintarelli – si sono avvalse di una norma straordinaria. Permetteva agli enti il recesso. Oggi non è più in vigore”.
Ma dell’uscita non se ne parla da oggi. “Se come andiamo dicendo da tempo – osserva Gianluca De Dominicis (M5s) – il comune avesse preso una decisione, magari due anni e mezzo fa, avremmo potuto approfittare anche noi della norma.
Oggi le azioni vanno messe sul mercato, per cercare un acquirente, col rischio, se si trova, di cederle a un prezzo inferiore rispetto a quello con cui sono state acquistate”.
Siamo punto e a capo. E se Viterbo è ancora dentro, per Santucci è (anche) la politica bellezza.
“Siamo rimasti – osserva Santucci – così abbiamo nominato un nostro membro nel consiglio d’amministrazione. Ci sono ragioni politiche a fronte di una scelta che andava invece presa. Lo ha fatto pure la provincia”.
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