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Politica - Scissione del Pd - Per Giuseppe Fioroni sarebbe rischioso affrontare le elezioni amministrative senza un segretario in carica

“Meglio chiudere il congresso prima della campagna elettorale…”

di Paola Pierdomenico
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Giuseppe Fioroni

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Giuseppe Fioroni

Viterbo – “Meglio chiudere il congresso prima della campagna elettorale”. Giuseppe Fioroni reputa un rischio affrontare le elezioni amministrative senza segretario.

Dalla direzione di martedì è nata una scissione nella scissione con Emiliano che resta nel partito, “scaricando” i ribelli Speranza e Rossi, e corre per la segreteria contro Renzi. L’ex ministro ha le idee chiare sul da farsi con le elezioni alle porte. 

Cosa è emerso dalla direzione?
“La direzione di martedì – dice Fioroni – ha segnato due aspetti: il primo è che ha avviato il percorso congressuale con la nomina della commissione che adesso disegnerà il timing e le regole dell’unico partito che continua ad avere un percorso di partecipazione democratica con vera contendibilità per la leadership.

L’altro, che è nota degna di merito, è che, seppur con grande sofferenza, sono venuti in direzione amici e compagni che hanno deciso di rimanere all’interno del partito. Penso a Gianni Cuperlo, Barbara Pollastrini e a Cesare Damiano”.

Ma c’è stato soprattutto il dietrofront di Emiliano.
“Valuto con estremo favore la scelta coraggiosa fatta da Emiliano di non uscire dal partito, quel partito che ha contribuito a costruire, e me lo ricordo bene, visto che allora, nel 2007, ero il responsabile dell’organizzazione degli enti locali”.

Quindi Emiliano resta.
“Ha deciso di rimanere e sfidare Renzi alla segreteria. Con la sua candidatura e quelle di Orlando e Metteo, credo che il Pd dia un contributo reale alla democrazia del paese e un contributo vero all’approfondimento dei temi e della linea politica da portare avanti in questi anni. Abbiamo fatto tesoro della sofferenza provocata dalla scissione per andare oltre e mettere in campo un congresso vero con candidature vere”.

Ma secondo lei da cosa è dipesa la giravolta di Emiliano?
“Emiliano – scherza – ha una mole che è simile alla mia e lo vedo male a fare una piroetta sulle punte. La sua decisione è stata frutto di una elaborazione profonda che lo ha portato a fare questa scelta. Si va via dal Pd se, dal punto di vista valoriale e progettuale, non lo si ritiene più casa propria. Non si abbandona, invece, se le primarie si fanno a maggio, invece che a luglio o a settembre, così come se non si condivide il segretario. In questi casi, infatti, si resta e si prova a cambiare le cose. Ed è ciò che, per me, ha fatto Emiliano”.

Cuperlo ha proposto le primarie a luglio.
“Ne ho anche parlato con Gianni. Questo è un aspetto importante, perché dobbiamo affrontare le elezioni amministrative che riguardano tanti comuni, alcuni dei quali anche importanti. Avere chiuso il congresso prima dell’inizio della campagna elettorale per il voto, significa poter infondere, appunto nella campagna, energia e linfa vitale che provengono da un congresso vero e autorevole. Affrontarle in assenza di un segretario, perché l’assemblea ha deciso di fare subito il congresso senza uno sforzo corale di un partito nel pieno del suo gruppo dirigente, significa mettere a rischio delle elezioni non facili”.

Renzi è volato negli Usa. Era proprio il momento di andarsene?
“Matteo è un semplice iscritto che si prepara per la propria candidatura a segretario. E, in vista del Lingotto, voler mettere nella base della sua piattaforma programmatica know-how e tecnologia, mi sembra del tutto legittimo.

D’altronde, se non fosse partito e fosse venuto in direzione, l’osservazione sarebbe stata che, nonostante le dimissioni, continuava a fare tutto lui. Ha fatto la scelta giusta, si deve concentrare sulla sua campagna elettorale, all’interno, prima dei circoli e tra gli iscritti, e poi per le primarie. Ha due sfidanti di prim’ordine, ed è bene che si prepari e faccia la sua parte”.

Come vede la situazione?
“Su questa vicenda, continuo a leggere annunci funesti. La scissione non è mai una bella cosa, ma è anche frutto di una straordinaria opportunità. Al di là di tutti i discorsi sulla crisi, credo che il Pd abbia dimostrato, ancora una volta, una straordinaria forza politica che, in un momento di sofferenza, rilancia e mette in campo proposte e progetti in un sistema valoriale che può rendere coesa e competitiva la propria formazione politica.

Mi sembra una buona cosa. Del resto, quando, da una parte, leggo della protesta dei tassisti a Roma e della presenza della Raggi in piazza a dargli ragione, mentre si sfasciavano fioriere come forma di vero populismo che cavalca le proteste, ma che non riesce a trovare le proposte per dare risposte, o quando, dall’altra, sento esponenti di FI parlare del Pd come di un soggetto morto, mi rendo conto, sempre di più, che stiamo affrontando con dignità e straordinaria capacità una situazione difficile”.

Paola Pierdomenico


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23 febbraio, 2017

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