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Viterbo - Vincenzo Ceniti del Touring club ricorda le tante iniziative portate avanti da Italo Arieti scomparso il primo febbraio

“Mostre, Settimana medievale e il trenino della Tuscia…”

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Osvaldo Bevilacqua, ideatore di "Sereno Variabile", con Italo Arieti e Vincenzo CenitiOsvaldo Bevilacqua, ideatore di "Sereno Variabile", con Italo Arieti e Vincenzo Ceniti

Osvaldo Bevilacqua, ideatore di “Sereno Variabile”, con Italo Arieti e Vincenzo Ceniti

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Caro dottor Arieti, abbiamo continuato a darci del “lei” malgrado una conoscenza di oltre mezzo secolo e malgrado un decennio di assidua frequentazione all’ente provinciale per il Turismo di Viterbo negli anni Settanta quando lei ricopriva la carica di presidente e io quella di direttore.

Un “lei” fatto di reciproco rispetto e reciproca stima. Eravamo alle prese con un turismo alle prime armi, in una provincia ricca di potenzialità, ma ancora priva di fondamentali.

Le sue idee che cercavo di tradurre sul campo pur tra mille difficoltà, fanno ormai parte di una storia  dimenticata, anche perché sono scomparsi molti dei suoi protagonisti. Ricordo il suo primo tentativo di valorizzare il quartiere medioevale di San Pellegrino con la “Settimana medioevale” del 1973.

Allestimmo una  “Taverna” per la degustazione delle pietanze tradizionali del Viterbese (allora sconosciute nelle nostre trattorie), cui fecero eco la Mostra dell’Alimentazione con l’esposizione di prodotti  locali nella ex chiesa degli Almadiani e la prima Mostra dell’Antiquariato nell’ex ospizio di San Carluccio che da allora avrebbe avuto una stagione di successi senza precedenti.

La sua idea di editare in quegli anni la rivista “Tuscia” per la migliore conoscenza del nostro territorio fu geniale e supportata da decine di collaboratori che puntualmente, ogni quattro mesi, offrivano contributi inimmaginabili su storie, usanze, dialetto, tradizioni, leggende, gastronomia, feste, riti religiosi dei vari paesi.

Mi sovvengono gli interminabili colloqui  sulla necessità di divulgare in Italia la nostra cucina. Ripeteva sempre “Cosa non ha rispetto a quelle già affermata di altre regioni?

Ecco allora la sua impresa, perché di impresa si trattò, di mettersi a tavolino per raccogliere ed ordinare, con l’aiuto di sua mamma, centinaia di ricette sulla nostra civiltà contadina che poi riunimmo in dispense e successivamente in cinque di edizioni del libro “Tuscia a tavola”.

La prima foto di copertina la facemmo nel ristorante “Il Richiastro” di via della Marrocca a Viterbo.

E che dire del “Trenino della Tuscia”? Un’idea geniale  per valorizzare la vecchia ferrovia della Roma Nord con viaggi domenicali che dalla stazione di  piazzale Flaminio a Roma portavano a Viterbo (con soste guidate a Civita Castellana, Bagnaia, Viterbo e Vignanello) centinaia di turisti dalla capitale.

Oggi ad oltre quarant’anni di distanza se ne ripropone l’attivazione. Con l’aiuto di Rino Galli e Alberto Ciorba lei ebbe l’idea di raccogliere e catalogare gli attrezzi della civiltà contadina che esponemmo nel convento diruto di San Carlo a Pianoscarano.

Con Marcello Polacchi, allora presidente della Provincia, lei si adoperò per creare le premesse del Laboratorio di Restauro che è attivo ancora oggi. Il Festival Barocco, un’altra sua invenzione del 1975, ebbe per trent’anni un successo crescente tanto da diventare uno degli appuntamenti musicali più prestigiosi d’Italia.

Sul fronte dell’editoria, a partire dalle tante brochure che dotavano il nostro ufficio informazioni di piazza dei Caduti (e quello sull’autostrada del Sole avviato nel 1976 per il suo interessamento)  lei si attivò personalmente per inserire alcuni titoli sul Viterbese nella collana “Documentari” della De Agostini.

Il primo volume fu “Viterbo medievale” (1975)  cui seguirono “Il lago di Bolsena”, “I Colli Cimini”, “Le necropoli rupestri del Viterbese”, “Tarquinia”, Vulci” ed altri. Un volume storico fu “Viterbo città termale” che fece fonte per successive pubblicazioni.

Ricorda la mostra sugli Etruschi che allestimmo a Tokyo in occasione dell’Anno Santo del 1975? Per quei tempi fu un’impresa senza precedenti.

Apprezzati dagli operatori turistici  furono la prima “Conferenza sul Turismo della Provincia di Viterbo” e la convenzione con la Cassa di Risparmio dell’allora presidente Vincenzo Ludovisi per sostenere le qualificazione degli alberghi con il “Piccolo credito turistico”.

Di grande spessore culturale fu l’istituzione a Viterbo, di cui lei fu protagonista con Federico Doglio, del Centro Studi sul “Teatro medioevale e rinascimentale” (1976) con convegni e spettacoli che venivano apprezzati a livello non solo nazionale.

La ringrazio, poi, per avermi dato la sua amicizia e per aver segnalato il mio nome al Touring Club Italiano come suo successore alla carica di console che lei ricoprì dal 1999 al 2002.

Nella foto riporto l’incontro con Osvaldo Bevilacqua conduttore storico della trasmissione televisiva “Sereno variabile”. Era la prima volta che la Tuscia Viterbese riceveva l’attenzione della televisione italiana.

Non voglio ricordarla nella stagione più triste della sua lunga malattia. Preferisco ridere e sorridere con lei sulle tante occasioni in cui siamo stati insieme. A presto.

Vincenzo Ceniti


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3 febbraio, 2017

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