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Viterbo - Campo d'accoglienza all'ex Fiera - L'architetto Capoccioni in commissione - Dopo l'arrivo dei migranti scoppia di nuovo la polemica sulla temporaneità della struttura

“I novanta giorni scadono a metà marzo…”

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Viterbo - Comune - Emilio Capoccioni

Viterbo – Comune – Emilio Capoccioni

Viterbo - Profughi - L'ex fiera

Viterbo – Profughi – L’ex fiera

Paolo Simoni

Paolo Simoni

Viterbo - Profughi al campo dell'ex fiera

Viterbo – Profughi al campo dell’ex fiera

Viterbo - Profughi al campo dell'ex fiera

Viterbo – Profughi al campo dell’ex fiera

Viterbo – (g.f.) – Campo migranti all’ex Fiera di Viterbo, arrivati i richiedenti asilo, si riaccende la polemica sulla temporaneità della struttura. Legata alle autorizzazioni concesse in deroga a norme d’urbanistica, altrimenti necessarie, per ragioni d’emergenza.

Novanta giorni è il termine. Ma da quando inizi a decorrere, è argomento su cui la politica s’interroga da mesi. Ben più di tre.

Ieri mattina in terza commissione, Giulio Marini (FI) è tornato a sollecitare l’architetto Capoccioni, dirigente all’Urbanistica. “Le ho inoltrato domanda per iscritto – spiega Marini – per capire esattamente la tempistica, visto che nel campo sono arrivati migranti.

Occorre dirimere la vicenda sull’eventuale abuso edilizio. Fare chiarezza per non generare confusione”.

Capoccioni sta lavorando alla risposta al consigliere, ma un’altra di risposta, al sindaco Michelini l’ha già data. “Secondo me – osserva Capoccioni – il termine scade a metà marzo”.

Siamo ancora nel campo delle ipotesi. “Dato che la legge – ricorda Capoccioni – non dispone diversamente, i termini decorrono a mio avviso da quando è finito l’allestimento delle struttura. Non da quando arriva il primo ospite”.

Una volta ultimati i lavori, perciò. Tuttavia: “La prefettura non ha comunicato quando hanno finito i lavori”.

Ma dall’opposizione c’è chi contesta pure l’uso del campo. Per ragioni emergenziali. È emergenza il trasferimento di migranti già ospitati in altre strutture della provincia?

Dalla maggioranza, invece, a Paolo Simoni, capogruppo Oltre le mura, non va giù che si riduca la vicenda migranti a questioni di natura urbanistica.

“Si parla d’abuso – osserva Simoni – presunto o reale a me non interessa. Io sono per l’accoglienza delle persone e non sono d’accordo sul modello finora utilizzato, che non impone il comune ma che viene dall’alto”.

L’accoglienza che vorrebbe Simoni non è diffusa, ma diffusissima. “Visto che per ciascun richiedente asilo ci sono fondi per 35 euro giornalieri per chi li ospita – osserva Simoni – sono dell’idea che andavano accolti a gruppi di massimo due persone per ogni nucleo familiare. In appartamenti, un’accoglienza diffusa.

Così le persone avrebbero avuto anche un aiuto economico in questo momento, ma sopratutto si sarebbe realizzata la massima integrazione”.


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23 febbraio, 2017

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