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Fabrica di Roma - In un anno il giovane ha percepito indebitamente circa 11.400 euro - All'Inps non risultava che l'anziana fosse morta

Riscuote la pensione della nonna morta, nipote condannato

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Fabrica di Roma – Si è messo in tasca un’eredità imprevista di circa 11.400 euro. E’ il nipote che per un anno, tra il 2012 e il 2013, ha incassato indebitamente la pensione della nonna estinta. E’ stato condannato ieri dal tribunale a sei mesi e al pagamento delle spese processuali.

Se ne sono accorti per caso i carabinieri che, fermando il giovane per un controllo, gli hanno trovato in tasca il libretto postale dell’anziana. Ai militari è bastata un’occhiata per vedere che, curiosamente, l’intero ammontare di circa mille euro della pensione della nonna da un anno veniva sistematicamente ritirato sempre lo stesso giorno: quello immediatamente successivo all’accredito da parte dell’Inps. Abbastanza per far sorgere dei sospetti. Pochi controlli incrociati ed è emerso che la nonna era morta e sepolta, con tanto di celebrazione del funerale e tomba al cimitero, come confermato dalle pompe funebri.

Ma risultava essere ancora viva e vegeta per l’Inps. “Per colpa di una falla nell’iter burocratico del cambio di residenza dell’anziana da un Comune all’altro”, ha spiegato ieri un impiegato dell’anagrafe di Fabrica di Roma. “Quando l’anziana è morta risultava ancora ufficialmente residente a Civita Castellana, anche se era già iniziato l’iter cartaceo per il trasferimento a Fabrica. Io ho saputo della morte un anno dopo, quando è venuto fuori del nipote. Sul computer non risultava. Ma credo che la comunicazione fosse arrivata nell’arco delle 24 ore, immagino come succede di solito, attraverso l’agenzia di pompe funebri”.

Nessun occultamento di cadavere per continuare a riscuotere la pensione, insomma, come fin troppo spesso raccontano le cronache. Più semplicemente il nipote avrebbe fatto l’indiano, riscuotendo alla velocità della luce i 1106 mensili che l’Inps, ignaro, continuava a versare sul libretto di cui aveva la delega. Una sorta di eredità da parte del caro estinto che gli è costata cara. Senza contare che l’Inps, forte della sentenza, potrebbe ora chiedere indietro il maltolto con gli interessi in sede civile. E’ stato condannato nonostante lo stesso pm avesse chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove.  Ma il giudice Rita Cialoni, ritenendo che fossero emerse le prove, ha riqualificato il reato da omessa dichiarazione di morte, a indebita percezione di erogazioni a danno dello stato. La sostanza è che, qualunque sia stata la causa per cui l’Inps non ha avuto notizia del decesso, l’istituto ha continuato a erogare e il nipote a riscuotere. Secondo i conti dell’accusa il giovane, tra il 2012 e il 2013, si è messo in tasca indebitamente oltre 11.400 euro.


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7 febbraio, 2017

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