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L'irriverente

Hanno sdoganato Dio e possiamo arrabbiarci con lui…

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Ci crediamo il centro del mondo e siamo meno dell’1% della popolazione mondiale, compresi cinque milioni di stranieri molti dei quali fanno i mestieri che noi schifiamo, mentre il 40% dei nostri giovani è disoccupato.

Siamo indebitati fino al collo e per salvarci anche dalle guerre scegliemmo di rinunciare alla sovranità nazionale e di regolarci come gli altri europei.

Ora però che ci sono da rispettare i patti e non scialacquare quello che non è nostro ma di chi ci presta i soldi (per prima la Banca Europea), cerchiamo scuse e rinvii che chiamiamo flessibilità.

Ce ne è stata concessa in abbondanza e, se non faremo i bravi, ce lo faranno fare a forza di troika, risparmiando in un anno qualche decina di miliardi con tasse sulle case e sui depositi bancari. Le leggi e riforme che abbiamo fatto sono state scritte come poteva scriverle un’esperta in polizia urbana (il capo dell’ufficio legislativo del governo era la ex dirigente dei VV.UU. di Firenze, città bella ma grande come un quartierino di Roma).

Guai ad ammalarsi, poi: si potrebbe finire su una stuoia di attesa (stuoia, non letto) di qualche pronto soccorso. Se nevica, gli spazzaneve non ci sono o non funzionano, i container per il freddo ed il terremoto sono rotti prima di montarli e le 25 casette di Amatrice per ora stanno solo negli archivi tv.

Basta? No, perché a chi ci governa e a chi ci informa non piace parlare di queste cose. Meglio i mattarellum, i collegi e le liste bloccate e pure le polizze per la Raggi, che non farebbero ricco nessuno.

Allora, possiamo essere un po’ arrabbiati? Si ma con chi, ormai? Super Francesco, il papa, ha risolto nei giorni scorsi pure questo. Ce la possiamo prendere con Dio “al quale piace quando tu ti arrabbi e gli dici le cose in faccia, perché è Padre…” e d’altronde, come canta un altro Francesco, Guccini, “in questo mondo ci ha schiaffato lui”. Il papa, dunque, ha sdoganato il Dio di Mosè “vendicativo e bilioso”, come notava Dario Fo ricordando che invece è l’inventore dell’umorismo che ha dato solo agli uomini.

Messe così le cose, quasi quasi, si potrebbe pure tornare a votare, ma a tempo debito e sempre che non abbia ragione il Pasquino di Luigi Magni il quale, al Bellachioma che gli succederà come “ satirico epigrammatico” e che osserva “Certo sti preti ne sanno sempre una più del diavolo “ risponde “E ‘sse capisce. Sennò, al mondo avrebbe già vinto il diavolo. Perciò noi (arrabbiati) dovemo esse più furbi del diavolo e de li preti messi assieme”.

Renzo Trappolini


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19 febbraio, 2017

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