Roma – “Chi sparò ad Aldo Moro lo guardò in faccia”.
Dalla commissione parlamentare sul rapimento e la morte dello statista Dc presieduta da Giuseppe Fioroni emergono nuovi dettagli.
I Ris hanno presentato una relazione basata sugli accertamenti balistiti ed ematici all’interno della Renault 4 in cui fu ritrovato il corpo a via Caetani a Roma.
Secondo le indagini scientifiche dei carabinieri, l’omicidio è avvenuto con due armi, una serie di tre spari e 12 proiettili esplosi. I primi colpi, in base alla ricostruzione dei Ris, partono mentre Moro è seduto sul pianale, sopra la coperta e non sotto.
“Ha il busto eretto – spiegano dai Ris – e le spalle rivolte verso l’interno dell’abitacolo e i tre colpi lo raggiungono con direzione ortogonale al torace”. Il leader della Democrazia Cristiana, colpito, si accascia e partono altri spari con due armi diverse.
Si tratta di una ricostruzione inedita di quei terribili momenti e per Giuseppe Fioroni, si rimette in discussione quanto i brigatisti hanno raccontato sugli ultimi istanti di vita di Moro, ovvero che fosse stato fatto sistemare nel bagagliaio dell’R4, mettendo sopra di lui una coperta.
I primi tre spari e quelli successivi partono da una pistola Skorpion, poi da una Walther Pkk calibro 9 e ancora la Skorpion calibro 7,65.
Proprio sulle armi, restano alcuni interrogativi. “Bisogna capire – dice Fioroni – come e perché la Walther calibro 9 arrivò nel covo di via Silvani. Il report dei Ris non coincide con le ricostruzioni fatte finora”.
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